Casa, Luca Fagiano in sciopero della fame contro il silenzio della politica

Incontro con l'attivista del Coordinamento cittadino di lotta per la casa ai domiciliari per il corteo del 31 ottobre

26 / 2 / 2014

Il signor Luca Fagiano si trova al cito­fono a sini­stra». Il car­tello, con il nome dell’attivista del Coor­di­na­mento cit­ta­dino di lotta per la casa cono­sciuto ai più per la par­te­ci­pa­zione alle tra­smis­sioni di San­toro e For­mi­gli dopo la mani­fe­sta­zione del 19 otto­bre 2013, è espo­sto all’entrata di via del Casale Demo­rense a Roma.

L’occupazione abi­ta­tiva è com­po­sta da una scuola e una cli­nica e da otto anni ospita cen­ti­naia di per­sone, molti nuclei fami­liari ita­liani e magh­re­bini. Siamo a Tor Maran­cia, uno spic­chio di quar­tiere asso­lato sulla Cri­sto­foro Colombo, poco distante dalla sede della giunta Regio­nale del Lazio che svetta all’entrata di Gar­ba­tella. Lun­ghi cor­ri­doi e pas­saggi sospesi, con­si­de­rati cat­te­drali dello spreco e occu­pati per denun­ciare le spe­cu­la­zioni di «Lady Asl» Anna Giu­sep­pina Ian­nuzzi sugli immo­bili dell’Ipab in loca­zione a Roma.

C’è un’aria fami­liare, vapori dome­stici, bam­bini che guar­dano pla­cidi dai loro pas­seg­gini le madri velate che sten­dono la bian­che­ria nei cor­ri­doi. Luca Fagiano è nato a Ostia ed è arri­vato alle lotte per la casa dopo un lungo periodo di mili­tanza ini­ziato con gli stu­denti medi e pro­se­guito con le atti­vità del Vit­to­rio occu­pato dove si è bat­tuto per i diritti dei migranti. Al «Casale», tre anni fa, ha incon­trato la sua com­pa­gna Samia. Il car­tello con il suo nome si ripete ad ogni scala e indica la strada alle forze dell’ordine che, ad ogni ora del mat­tino o della notte, con­trol­lano che rispetti gli obbli­ghi di dimora impo­sti dal Gip Cin­zia Parasporo.

Cin­que mesi dopo il cor­teo del 31 otto­bre 2013 a Fagiano, a Paolo Di Vetta dei Bloc­chi Pre­cari Metro­po­li­tani (Bpm) e ad altri 15 atti­vi­sti romani sono state rivolte le accuse di adu­nata sedi­ziosa, vio­lenza, resi­stenza, lesioni, dan­neg­gia­mento aggra­vati e, quello più grave, di «rapina» di un man­ga­nello e di uno scudo di pro­te­zione in dota­zione ai cara­bi­nieri, resti­tuito dai mani­fe­stanti. Lunedì, a 4 dei 17 inda­gati romani, il Gip ha tra­sfor­mato l’arresto domi­ci­liare in obbligo di firma. A Fagiano è stato con­cesso di recarsi al suo lavoro da edu­ca­tore, ma per lui come per Di Vetta e altri restano i domiciliari.

«La mani­fe­sta­zione del 31 otto­bre era deter­mi­nata – rac­conta Fagiano – dal pre­si­dio di Mon­te­ci­to­rio ci siamo mossi verso via della Stam­pe­ria dove si teneva la con­fe­renza Stato Regioni con all’ordine del giorno il pro­blema degli sfratti. Con la media­zione della Que­stura siamo atti­vati in via del Tri­tone dove abbiamo tro­vato lo sbar­ra­mento delle camio­nette. È nato un para­pi­glia tra cen­ti­naia di per­sone e i cor­doni di poli­zia, la gente spin­geva ed era impos­si­bile arre­trare. Noi abbiamo chie­sto di pas­sare, inu­til­mente. La ten­sione è salita e gli agenti hanno ini­ziato a man­ga­nel­larci. Noi abbiamo cer­cato di fer­marli con le nostre mani, come atto di auto-difesa».

L’accusa di «rapina» viene rite­nuta inve­ro­si­mile rispetto a quanto acca­duto. «Ridurre le lotte sociali a que­stioni di ordine pub­blico signi­fica dele­git­ti­mare il loro senso come accade per il movi­mento No Tav — riflette Fagiano – Si vuole far tacere una voce sco­moda e pre­ve­nire la cre­scita dei movi­menti sociali. L’ascesa di Renzi ha fatto calare il silen­zio sull’emergenza sfratti che è un dramma in Ita­lia. Sento che il clima sta cam­biando a Roma».

Visi­bil­mente inde­bo­lito da una set­ti­mana di scio­pero della fame, l’attivista si nutre di tè o caffé «molto zuc­che­rati» e spiega le ragioni della sua pro­te­sta con Di Vetta, che ha rice­vuto la visita della depu­tata 5 Stelle Roberta Lom­bardi: «Il silen­zio della poli­tica è assor­dante – afferma Fagiano – Siamo stati rice­vuti dal pre­si­dente della regione Nicola Zin­ga­retti, dal suo vice Mas­si­mi­liano Sme­ri­glio, dal sin­daco Igna­zio Marino e dal suo vice Luigi Nieri [di cui oggi Il Mani­fe­sto pub­blica un inter­vento, ndr.]». Que­sta nego­zia­zione con­flit­tuale ha por­tato alla defi­ni­zione di una deli­bera regio­nale sull’emergenza abi­ta­tiva e allo stan­zia­mento di un fondo da 15 milioni di euro per il recu­pero pub­blico abi­ta­tivo e sociale degli immobili.

«Dopo i prov­ve­di­menti tutto è stato sospeso – sostiene Fagiano — Noi vogliamo pro­se­guire sulla strada del con­fronto con i movi­menti. La poli­tica non può pen­sare che che una mani­fe­sta­zione e un per­corso poli­tico siano ridu­ci­bili all’idea di una rapina col­let­tiva». Con­tro il silen­zio, e in soli­da­rietà con Fagiano e gli altri, i movi­menti hanno rea­liz­zato ieri un blitz sui pon­teggi della Pira­mide Cestia dove domani alle 15 par­tirà un cor­teo verso il Cam­pi­do­glio. «Vogliamo par­lare con il sin­daco Marino — hanno detto — per­ché il Comune deve rea­liz­zare il piano di emer­genza sulla casa».

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