Bolzano 2.0. La città iPhone

La direttrice del Museion nega ai profughi la possibilità di accedere alla wifi del museo

30 / 12 / 2015

Basta avvicinarsi a Piazza Walther, centro storico di Bolzano, per restare impigliati in una ragnatela di turisti con Moncler, bambini urlanti, vecchiette impellicciate, Babbi Natale depressi, poliziotti con il petto di fuori. Eh sì, Bolzano è proprio questo, il simbolo della città 2.0, iPhone alla mano, selfie di gruppo tra finti mercatini tirolesi, odore di vino raffermo.

A poche centinai di metri, davanti ad un museo che non è mai decollato (il Museion appunto), struttura di vetro e cemento, c’è il Passage, l'unico luogo della città, seminascosto, che sprizzava di multiculturalità, luogo d'incontro quotidiano per una ventina di profughi che utilizzavano il free wifi del suddetto museo per mantenere i contatti con la terra d'origine. Utilizzavano perché, proprio ieri, 29 dicembre, il segnale è stato depotenziato e, di fatto, i profughi sono scomparsi. 

La direttrice del Museio, Letizia Ragaglia, solo dopo forti critiche è stata costretta a rilasciare una dichiarazione in cui spiega che l'alto numero di migranti (sic!) attira altre persone, tra cui homeless e ubriachi che, a suo dire, sfrutterebbero i bagni del museo per lavarsi, ricaricare il cellulare e restare al caldo. Sempre secondo la direttrice la situazione nell'ultimo mese sarebbe degenerata, al punto che alcuni dipendenti del museo avrebbero subito anche aggressioni verbali.

Ci tiene, la Ragaglia, a specificare che non si tratta di razzismo, ma intanto i soliti avvoltoi fascio-leghisti, insieme ad altri esponenti della destra più becera, hanno applaudito ad un'iniziativa che auspicavano da tempo per togliere di mezzo "i negri che non dovrebbero avere il cellulare e non dovrebbero perdere tempo a messaggiare tutto il giorno, per lo più con i nostri soldi”. E allora via ai commenti più retrivi ed idioti che, almeno qui, è meglio non riportare.

Stiamo parlando di Bolzano, città con la più alta qualità della vita di tutte le province italiane, dove gli iPhone si comprano come caramelle e gli spazzini lustrano le strade otto ore al giorno. Ma, viene da chiedersi, la più alta qualità della vita per chi?  Bolzano è la città che ha lasciato per strada a dormire, al freddo e per settimane, più di cento profughi, marginalizzandoli sotto i ponti, nascondendoli ai turisti intenti a spendere la tredicesima in speck e prodotti tipici; è la città che spegne un wifi che, simbolicamente, fungeva da ponte tra profughi e cittadini. 

Ha perso un'occasione la direttrice Ragaglia. Museo significa cultura che, a sua volta, va a braccetto con libertà, solidarietà, multiculturalità. La differenza la fa chi, anche nelle situazioni più estreme, è in grado di ampliare gli spazi sociali e di aggregazione per marginalizzare il razzismo che, in questa città, sta diventando sempre più imperante. Ad uscirne sconfitti, purtroppo, sono proprio i profughi che, nei confronti dei dipendenti del museo, avevano sempre mantenuto un comportamento esemplare.

Nel frattempo, all'ombra delle montagne, continuano a squillare gli iPhone!

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