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Irruzione nel Cda dell'Alma Mater Studiorum

15 / 2 / 2011

Questa mattina studenti e studentesse, precari e precarie di questa città hanno fatto irruzione nel Consiglio di Amministrazione dell'Alma Mater Studiorum.

Il rettore Dionigi già nei giorni scorsi aveva chiaramente espresso la sua volontà di approvare entro luglio i decreti attuativi della riforma, illustrando la sua road map verso la formalizzazione della legge Gelmini. Obiettivo primario del cda e dell'ateneo è l'approvazione del nuovo statuto dell'università, su proposta di una Commissione nominata direttamente dagli organi accademici, senza coinvolgere ed ascoltare chi in questi mesi ha portato avanti istanze contro la riforma Gelmini e ha lavorato attivamente alla costruzione di un'altra università, evitando una partecipazione e una condivisione allargate.

Di seguito il volantino distribuito:

Che la Gelmini sia legge è un dato di fatto. Che il corpo vivo dell'università non la accetti ne è un altro ancora più importante.

Se siamo qui oggi è per affermare la nostra volontà nel voler costruire, a partire da queste macerie, un'altra università che sia luogo di confronto, crescita e formazione individuale e collettiva, attraversato da proposte di innovazione politica, sociale e culturale.

Cambiare lo statuto significa oggi formalizzare la condivisione delle linee guida dettate dalla riforma Gelmini: chiusura dei corsi di laurea quindi dequalificazione dei percorsi formativi, tagli alle borse di studio trasformati in prestiti d'onore, cioè indebitamento per student* non in grado di sostenersi, ingresso a costo zero dei privati nei cda.

Noi crediamo che la trasformazione dell'università debba tener conto delle pratiche che i movimenti hanno sedimentato negli anni.

Autoriforma e maggiore autogestione del piano di studi da un lato e richiesta di reddito e costruzione di un nuovo welfare dall'altro, sono stati i due claims che hanno innervato le mobilitazioni contro la riforma Gelmini.

Il drammatico blocco della mobilità sociale è oggi sempre più palesato dallo scarto esistente tra potenza produttiva e creativa e il suo rapporto con il mercato del lavoro. Le coordinate della nuova soggettività precaria sono infatti declassamento, assenza di prospettive e sfruttamento.

Siamo stanchi di organi accademici che non riconoscono le ricchezze prodotte dalle mobilitazioni degli ultimi anni e che non ascoltano chi rende viva l'università. Quella composizione che ogni giorno attraversa, produce e costruisce momenti di democrazia e partecipazione è a nostro avviso il punto fermo da cui partire, anche e soprattutto per la riscrittura dello Statuto di Ateneo.

E' possibile pensare l'università come luogo di produzione di saperi critici?

E' possibile aprire spazi di discussione sulla redistribuzione della ricchezza e sulle nuove forme di welfare in cui i giovani non siano condannati ad essere ostaggi di povertà e sfruttamento?

E' possibile immaginare un'università che consideri i nuovi saperi necessari alla riconversione ecologica del modello produttivo come strumenti strategici di uscita dalla crisi?

A nostro parere sì. E per questo, a partire dall'università, continueremo a costruire un'alternativa possibile.

Student* e precar*

uniti contro la crisi

vai all'articolo di Repubblica

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