Bologna città libera dai CIE, per sempre!

Sull’Ordine del giorno del Comune di Bologna contro la riapertura del CIE

23 / 10 / 2013

Martedì scorso il Consiglio Comunale di Bologna si è espresso contro la riapertura del CIE di Bologna, chiuso dallo scorso marxo per lavori.
Con un ordine del giorno proposto dal gruppo di SEL, il Consiglio Comunale ha dichiarato “l’indisponibilità ad ospitare sul territorio del comune un centro di identificazione e espulsione per migranti”.Il documento approvato approvato chiede al sindaco Virginio Merola di "adoperarsi perché la struttura di via Mattei non riapra, anche agendo presso la prefettura per quanto in suo potere".
Ci sembra una iniziativa importante, che segna una grande maturità, finalmente, da parte di questa Amministrazione verso la barbarie di quel lager etnico in Via Mattei, luogo aberrante in cui si manifesta concretamente la violenza della discriminazione istituzionale che le leggi bipartisan sull’immigrazione hanno saputo sperimentare in questo paese.
E’ senza dubbio la maturità culturale di tutta una città, costruita in anni di battaglie, attraverso pratiche radicali come ad esempio lo smontaggio del 2001 o le tante azioni dirette di supporto alle rivolte e alle evasioni dei detenuti. Una maturità culturale costata un prezzo molto alto ai migranti e a noi, che ancora siamo sotto processo per molte di quelle iniziative con le quali si è contribuito a rompere il velo dell’indifferenza, a denunciare la violazione sistematica di diritti e dignità delle persone recluse e ad aprire un dibattito, a volte ricco di contraddizioni, che ha coinvolto soggetti significativi a Bologna.

E’ importante quindi che il Comune abbia sancito il proprio rifiuto alle strutture di incarcerazione per migranti, specialmente in un momento in cui la commozione e l’indignazione per le morti nel Mediterraneo rischiano di legittimare accordi per rendere ancora più chiusa e blindata l’Europa, anche con la collaborazione dei regimi stessi da cui fuggono le persone.
Proprio per questo sappiamo che la battaglia non è vinta, perché se è vero che in Via Mattei il CIE è stato svuotato, è altrettanto vero che la politica del Governo Letta, come i precedenti, manca di volontà di garantire protezione e accoglienza per chi fugge dalla Siria, dall’Egitto, dall’Eritrea e dalla Somalia (solo per citare coloro che per le convenzioni internazionali dovrebbe essere invece tutelati).

Occorre allora impedire che il CIE di Bologna possa riaprire, occorre contrastare in ogni modo le spinte che da UE e Ministero dell’Interno reclamano rispetto di “regole e legalità” e che si traducono invece in sfruttamento, esclusione, razzismo. A Bologna, a Mineo, a Lampedusa, a Bruxelles, a Parigi, è necessaria un’altra politica dell’immigrazione, ce lo dicono le persone che scampano ai naufragi. Ma lo reclamano anche i giovani europei, figli di leggi securitarie e razziste determinati però a non farsi derubare il futuro e una cittadinanza sempre più sottile ed incerta per tutti.

Vigileremo affinché questo campo di concentramento non apra mai più, nemmeno riverniciato da nuove garanzie umanitarie. Ci batteremo, come abbiamo fatto finora con forme legali e illegali, perché almeno a Bologna il centro di detenzione amministrativa chiuda per sempre.

Non clandestini senza diritti, ma nuovi cittadini in un’Europa di tutti!

Centro sociale TPO, Bologna

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