Blockupy - Vogliono il capitalismo senza democrazia, noi vogliamo la democrazia senza capitalismo!

7 / 6 / 2013

Le riflessioni e valutazioni dopo le giornate di #Blockupy 2013 [IT-EN]

Blockupy 2013- abbiamo vissuto giorni intensi e potenti di azione collettiva e resistenza comune. Venerdì, più di tremila attivisti hanno bloccato le entrate della Banca Centrale Europea, portando a compimento ciò che avevamo annunciato: portare la resistenza in profondità nel cuore del regime Europeo della crisi.

Successivamente, una moltitudine di azioni di disobbedienza ha segnalato le diverse modalità in cui le politiche di deprivazione della crisi pervadono le nostre vite e quelle di milioni di persone in tutto il mondo: attraverso lo sfruttamento e le condizioni di lavoro letali dell’industria tessile globale; attraverso gli sporchi affari della Deutsche Bank con l’industria delle armi; attraverso il land-grabbing o la speculazione nel settore agro-alimentare; attraverso la privatizzazione del lavoro riproduttivo e di cura e il conseguente inasprirsi delle ineguaglianze di genere; attraverso l’evacuazione delle persone dalle loro case (con sgomberi, ristrutturazioni di lusso e privatizzazione delle case popolari); o attraverso le impietose e mortifere politiche di immigrazione e deportazione dell’Unione Europea.

Abbiamo dato vita a un grande campeggio che è stato molto di più che un posto in cui dormire; per attivisti dalla Germania e dall’Italia, da Belgio, Danimarca, Olanda e Spagna, dalla Grecia e dall’Austria e da molti altri paesi, è stato un punto di scambio e incontro e un luogo di organizzazione collettiva per le azioni.

L’attacco della polizia al nostro corteo internazionale – attraversato da più di 20.000 persone – è stato chiaramente intenzionato a cancellare il successo dei giorni precedenti, e a dividere la coalizione che aveva costruito le giornate di mobilitazione.

I responsabili di questo attacco - in particolar modo il ministro degli interni dell’Assia e il responsabile per la legge e l’ordine di Francoforte, entrambi membri del partito conservatore della Merkel – non potevano tollerare che una manifestazione internazionale passasse proprio dietro la BCE. Nel periodo precedente alla manifestazione hanno provato a vietare il percorso, ma la corte giudiziaria hanno dichiarato illegale il loro decreto. In tutta risposta loro hanno proseguito con il loro intento repressivo, ignorando le disposizioni della corte, evidenziando così quanto le loro retoriche sulla giustizia e sulla legge non siano altro che parole vuote.

Il pericolo che la facciata immacolata della BCE potesse essere macchiata dal qualche spruzzo di vernice era a quanto pare una ragione sufficiente per sospendere il diritto di manifestare e ferire, in alcuni casi gravemente, più di 300 persone, con pugni e calci, lacrimogeni e spray al peperoncino.

L’attacco al nostro corteo aveva l’obiettivo di demoralizzare e dividere il movimento. Pensavano davvero che avrebbero potuto circondare 1000 manifestanti dello spezzone anticapitalista alla testa del corteo e che il resto avrebbe proseguito tranquillamente nel percorso indicato dalla polizia. Ovviamente hanno fortemente sottostimato la determinazione e la solidarietà della coalizione e tra tutti i partecipanti. Un attacco ad una parte del corteo è un attacco a tutti noi. Nessuno ha accettato la loro assurda proposta di proseguire e lasciare indietro i manifestanti bloccati dalla polizia. In migliaia sono rimasti in strada fino a tardi e hanno affrontato gli abusi della polizia fino alla fine. In questa esperienza collettiva di coraggio e solidarietà di fronte alla violenza della polizia, i legami tra i diversi membri e collettivi della coalizione e dentro il movimento si sono rafforzati.

Blockupy ha ottenuto un’importante vittoria politica. L’attacco al corteo si è rivelato in un disastro politico per il Ministero degli Interni e per i rappresentanti delle politiche autoritarie della gestione della crisi. Siamo determinati a organizzare altre azioni alla Banca Centrale Europea, un nervo scoperto del regime europeo della crisi, dove la protesta è tanto chiaramente efficace quanto indesiderata. Non c’è nemmeno bisogno di smascherare una ad una le bugie e le giustificazione della polizia e del ministero, molti nella stampa e nell’opinione pubblica lo stanno già facendo. Tutti coloro che erano nelle strade il 1 giugno lo sanno bene: nulla nel comportamento dei manifestanti può giustificare l’assalto della polizia. L’ordine di fermare la manifestazione è arrivato dall’alto. Non c’è mai stata la disponibilità a farci manifestare nel percorso che avevamo fissato e che la corte aveva sancito.

La repressione e la brutalità della polizia volevano essere una prova di forza e determinazione, ma non ha fatto altro che mostrare la debolezza e il nervosismo dietro il governo della crisi, che fatica già a trovare legittimazione democratica, e viene rafforzato attraverso pratiche ancora più autoritarie. E proprio per questo intreccio tra autoritarismo e gestione neoliberale della crisi, la resistenza contro i danni sociali di queste politiche, contro l’impoverimento e la rassegnazione in cui milioni di persone sono sprofondate, e la resistenza contro la negazione dei diritti democratici, non possono che andare di pari passo. Vogliono il capitalismo senza la democrazia, noi vogliamo la democrazia senza il capitalismo!

Mandiamo un saluto a tutti coloro che ovunque si sono ripresi le strade e lo stanno ancora facendo. In particolare la nostra solidarietà va ai nostri coraggiosi amici della Turchia. La vostra lotta è la nostra.

Durante i giorni di azione di Blcokupy 2013 abbiamo fatto un passo avanti verso il nostro obiettivo di diventare parte di un ampio movimento europeo e globale. Continueremo su questo cammino, continueremo e intensificheremo le discussioni e le mobilitazioni transnazionali.

Blokupy promette di mantenere viva la protesta nel cuore del regime europeo della crisi qui in Germania. Le nostre azioni a Francoforte continueranno. Vi manderemo al più presto gli inviti per un meeting che possa iniziare un processo largo e internazionale per la costruzione di una mobilitazione che si opponga all’inaugurazione del nuovo edificio della BCE nel 2014.

Blockupy coordinating committee, 5.6.2013

traduione a cura Dinamo Press

www.blockupy-frankfurt.org | kontakt@blockupy-frankfurt.org
They want capitalism without democracy, we want democracy without capitalism

Blockupy 2013 – we experienced intense and powerful days of collective action and common resistance. On Friday, more than 3000 activists blockaded the entrance to the European Central Bank, making good on our announcement to carry our resistance deep into the heart of the European crisis regime.

Afterwards, a multitude of disobedient actions highlighted the many ways in which the crisis-driven politics of immiseration intrude deeply into our lives and into those of millions of people around the world: through the exploitation and the deadly working conditions in the global textile industry; through the dirty deals that Deutsche Bank makes in the arms industry, through land-grabbing or speculation on foodstuffs; through the displacement of care- and reproductive labour into the private sphere and the resulting sharpening of gendered inequalities; through the displacement of people from their homes (by way of forced evictions, luxury renovations and the privatisation of public housing); or through the EU’s merciless and deadly migration and deportation policies.

We came together in a great camp that was more than simply a place to sleep: for activists from Germany and Italy, from Belgium, Denmark, the Netherlands and Spain, from Greece and Austria and many other countries it was a place for encounters and exchanges as well for planning actions.

The police’s assault on our international demonstration – with more than 20.000 activists – on Saturday was obviously intended to erase our successes from the previous days, and to split the coalition that had achieved them. Those responsible for the attack – especially the interior minister of the state of Hessia, Frankfurt’s senator for law and order, both from Angela Merkel’s conservative party – could not bear an international demonstration walking right past the ECB. In the run-up to the march, they tried to prohibit the march taking that route, but the courts cashiered their edict. In response, they simply went ahead and ignored the court’s ruling, thus highlighting just how little their talk of democracy and rule of law is worth. The danger that the spotless façade of the ECB might be tainted by a few splashes of paint was apparently reason enough to suspend freedom of assembly, and injure – sometimes seriously - more than 300 people through punches and kicks, through tear gas and pepper spray.

The attack on our demonstration was meant to demoralise and split the movement. They really thought that they could just ‘kettle’ 1000 activists from the anticapitalist block at the head of the demonstration, and that the other blocks would simply continue walking on the route that the police had always intended for us. Obviously, they seriously underestimated the resolve of and solidarity among the coalition and among the activists. An attack on one part of the demonstration is an attack on all of us.

Nobody took them up on their absurd offer to leave behind those in the kettle. Thousands stayed until late in the evening and bravely confronted the police until the very end. It is this common experience of courage and solidarity in the face of police violence that forged even closer bonds amongst our coalition and within the movement.

Blockupy has achieved an important political victory. The attack on our demonstration has turned into a political disaster for the interior ministry and the representatives of the authoritarian politics of crisis ‘resolution’. We are determined to continue preparing further actions at the European Central Bank, this raw nerve of the European crisis regime, where protest is so obviously effective and thus clearly undesirable.

There is no need to debunk the lies and justifications uttered by the police and the ministry one by one – many in the press and the public sphere are already doing this job. All of those who were on the streets on the 1st of June know: the behaviour of the demonstrators in no way justifies the police’s assault. The order to stop the demonstration was given from on high. There was never a desire to let our demonstration march on the route that the court had cleared for us.

Repression and police brutality were meant to demonstrate strength and resolve, but in truth they do little but uncover the weakness and nervousness behind the reigning crisis politics, which they find ever harder to legitimate democratically, and which has to be enforced in ever more authoritarian ways. Because of this intertwining of authoritarianism and neoliberal crisis politics, the resistance against the social effects of these politics, against immiseration and the hopelessness into which millions of people are plunged, and the resistance against the curtailing of democratic rights also necessarily belong together. They want capitalism without democracy, we want democracy without capitalism. We send greetings to all activists everywhere who took and are still taking to the streets. In particular, we stand in solidarity with our brave friends in Turkey. Your struggle is ours, too.

During the Blockupy 2013 days of action we took a major step towards our goal of becoming part of a large, common European and global movement. We will continue on this path, and will continue and intensify our discussions and common actions with our international friends. BLOCKUPY promises to keep alive the protest in the heart of the European crisis regime in Germany. That our actions in Frankfurt will continue.

We will soon send out invitations for a common meeting to begin a major international and participatory preparatory process for the mobilisation against the planned opening of the new ECB headquarters in 2014.

Blockupy coordinating committee, 5.6.2013

www.blockupy-frankfurt.org | kontakt@blockupy-frankfurt.org

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