Assemblea pubblica

Appello per il Primo marzo a Roma

18 febbraio ore 16 Cinema Aquila

15 / 2 / 2010

Una giornata di mobilitazione
       contro la Bossi-Fini e il Pacchetto sicurezza.
                Attraversiamo la città per i diritti di cittadinanza.
                                                Rilanciamo la vertenza Rosarno.


Repressione e criminalizzazione, negazione dei diritti e degli spazi di convivenza, politiche d’intolleranza e campagne d’odio. Dai flussi al lavoro, dalla scuola al sociale, le scelte del governo sull’immigrazione sono sempre più caratterizzate dalla propaganda che alimenta razzismo e xenofobia. Il Pacchetto sicurezza rafforza un contesto sociale che fa degli ultimi merce da sfruttare. È un concentrato di ipocrisia: il reato di clandestinità è solo un alibi per favorire lo sfruttamento della forza lavoro migrante. Il tutto in un contesto europeo che, se pur con toni diversi, legittima la chiusura delle frontiere nel nome della sicurezza, di fatto rafforzando un pericoloso principio: pieni diritti ai cittadini Ue, nessun diritto agli altri.
 
Intanto però la crisi allarga il disagio e la frattura sociale e l’approccio securitario all’immigrazione è di fatto un ulteriore strumento per dividere ed indebolire il mondo del lavoro e predisporre un nuovo modello di società basato sulla destrutturazione dei diritti di tutte e di tutti aumentando l’insicurezza sociale.  Un contesto dentro il quale è nata quell’ampia rete che ha costruito una forte opposizione sociale alle politiche securitarie del governo, con la grande mobilitazione dello scorso autunno. Regolarizzazione, stop ai respingimenti, no ai Cie, diritti sociali e di cittadinanza, una piattaforma larga e condivisa che ha permesso al popolo del 17 ottobre di radicare la lotta nei territori. Così come a Roma dove l’opposizione al Pacchetto sicurezza e alla Bossi-Fini si è caratterizzata concretamente nella costruzione di uno spazio di azione politica e di tutela concreta dei percorsi di resistenza dei migranti, come l’esperienza della comunità afgana che assieme alle associazioni antirazziste chiede con forza il diritto d’asilo in virtù di una guerra subita dall’Occidente o come la rete no cie che ha prodotto negli ultimi mesi diverse mobilitazioni per la chiusura di Ponte Galeria. Decine di associazioni, centri sociali hanno determinato così percorsi di inclusione sociale e resistenza alla discriminazione con l'apertura di scuole d'italiano, sportelli di assistenza legale e spazi di aggregazione sociale e di autorganizzazione.

In questa complessa realtà di solidarietà e resistenza nasce la vertenza seguita alla ribellione degli africani a Rosarno che sono arrivati a Roma. Dopo le immediate mobilitazioni nella Capitale – con le comunità migranti e le associazioni antirazziste in piazza con lo slogan “Troppa (in)tolleranza nessun diritto”- sono stati i lavoratori migranti provenienti dalla Calabria, e ospitati da centri sociali e occupazioni romane, a costruire un’importante esperienza di autorganizzazione e di lotta. “I mandarini e le olive non cadono dal cielo” ci hanno detto con il documento scritto dall’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno a Roma. Una vertenza che prosegue per il riconoscimento del permesso di soggiorno per tutti i migranti deportati dalla Calabria, oltre che per l’accoglienza. Perché va ribadito con forza che gli africani di Rosarno sono vittime e non criminali. Perché occorre contestare quel “modello Rosarno” disegnato dal ministro Maroni all’indomani dello sgombero degli africani. Perché la specificità rosarnese sta nella presenza e nel dominio di una ‘ndrangheta criminale e razzista, contro la quale, occorre dirlo, bisogna costruire percorsi di riappropriazione degli spazi oggi sottratti alla democrazia e all’agire politico. Perché bisogna tenere alta la tensione sul caso Rosarno.

In questo clima, si va verso la giornata del Primo marzo, che su scala nazionale si sta caratterizzando come grande giornata di mobilitazione antirazzista e per i diritti di cittadinanza. A Roma le comunità migranti e le associazioni antirazziste lanciano un appello per costruire una giornata di opposizione alla Bossi-Fini, al Pacchetto sicurezza, contro il governo di centrodestra complice di sfruttamento e discriminazione. Chiediamo a tutte e tutti – associazioni, movimenti, realtà di base, mondo della scuola e del lavoro – di costruirla insieme. Per questo abbiamo indetto l’assemblea pubblica del 18 febbraio al Cinema Aquila: un momento di discussione e di allargamento, per fare il punto delle mobilitazioni e delle lotte – dal 17 ottobre alla vertenza Rosarno – e per lanciare un percorso comune per attraversare insieme, in corteo, il Primo marzo romano.

Rete antirazzista romana
3200897046

Yo Migro

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