Anonymus all'attacco in difesa dei diritti della rete

Fbi e dipartimento della giustizia americano chiudono Megaupload e Megavideo. Anonymus: «Una cosa è certa: aspettateci!». E in Italia tocca alla Siae.

20 / 1 / 2012

Subito dopo l’annuncio della chiusura di Megaupload e di Megavideo da parte dell’FBI (con denunce e 6 arresti) che ha causato cessazione del famoso servizio di web hosting e del relativo sistema di streaming è scattata un mobilitazione di massa sulla rete.

Megaupload è uno dei più noti e più imponenti archivi di film, musica e software, spesso pubblicati senza autorizzazione. Secondo l'accusa, l'attività di Megaupload è costata più di 500 milioni di dollari in mancati profitti ai leggittimi detentori del copyright.  Alla chiusura dei siti è seguito l’arresto del fondatore Kim Schimitz che rischia una condanna a oltre 20 anni di carcere, altri tre sono stati arrestati in Nuova Zelanda su richiesta delle autorità statunitensi. Altre  persone sono ricercate e altre risultano incriminate.

Gli anonimi della Rete si sono già mobilitati e sui social network  ora non si parla d’altro; vendicarsi. Anonymus è uno dei vendicatori di Megaupload e tra i siti sotto attacco ci sono justice.gov, universalmusic.com, whitehouse.gov ma lista è destinata ad aumentare nelle prossime ore. 

Con un rapido tam-tam via twitter tramite le hashtag #opmegapuload #sopa si sono organizzati 22.000 cyber users da ogni angolo della rete e si sono scatenati su una lista di obiettivi pubblicata da Anonymous.

Colpiti, affondati: dall’annuncio all’irraggiungibilità dei siti presi di mira passano soltanto pochi minuti, dimostrando così una potenza di fuoco di enorme efficacia. Il sistema è semplicissimo: basta collegarsi ad un sito LOIC e inserire l'indirizzo target. In caso di blackout Anonymous ha fornito lista di siti da dove sferrare l'attacco telematico.

L’operazione Tango Down di Anonymoys avviene a solo 24 ore dallo sciopero di internet per protestare contro il Sopa, la legge antipirateria in discussione al Congresso che, secondo molte internet company tra cui Google e Wikipedia, metterebbe a repentaglio la libertà di espressione online. Una casualità. Il mondo della rete non lo crede ed è pronto a reagire.

Anche in Italia Anonymus ha lanciato il suo attacco; in queste ore il sito sotto mira è quello della Siae.

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