Ancona - Un’altra vittima della crisi si toglie la vita impiccandosi dentro le mura domestiche

Quattro giorni dopo il dramma del tunisino che si è dato fuoco in prefettura, una donna di 49 anni decide di togliersi la vita dopo l’ennesimo rifiuto di assegnazione dell’alloggio di emergenza

13 / 5 / 2013

Ironia della sorte, l’operatore della croce gialla che mercoledì 8 maggio ha soccorso il signore tunisino che ha compiuto l’estremo gesto di cospargersi d’alcool per poi darsi fuoco, è, a soli quattro giorni di distanza, coinvolto nello stesso dramma esistenziale provocato dagli effetti devastanti di questo sistema di sfruttamento economico che sta mietendo sempre più vittime.

La vicenda riguarda direttamente la sua famiglia, in particolar modo la madre che ieri, nel tardo pomeriggio, nella casa, in cui era ospite, non ha più accettato di subire le condizioni estreme di disagio economico in cui versava già da diverso tempo. Ha deciso di porre fine alle continue battaglie che si consumavano all’interno degli uffici preposti del comune in cui andava chiedere aiuto.

Le continue umiliazioni, la solitudine e l’esclusione dai diritti fondamentali di cui ogni uomo e donna dovrebbero godere, l’hanno portata a scegliere il suicidio, rinunciando definitivamente alla sua vita. Powell, il figlio della donna in questione, a sua volta con un contratto precario, uno stipendio di 500 Euro al mese, con una moglie incinta, ed una bimba di due anni a carico, è un ragazzo di 24 anni, di origine polacche, abbandonato da piccolo dal padre, che noi abbiamo conosciuto attraverso la Polisportiva Antirazzista Assata Shakur, in cui è tesserato come giocatore di calcio, nel ruolo di portiere nella squadra che milita in terza categoria.

Ieri, dopo la triste notizia, abbiamo scoperto che Powell, e con lui la sua famiglia, compresa sua madre , aveva subito, due mesi fa, uno sfratto per morosità senza alcuna alternativa a disposizione. È proprio di oggi la notizia che una famiglia su nove nelle Marche non è più in grado di pagare il canone di locazione. Nelle Marche, circa 100 mila famiglie, il 15,9% del totale, sono in affitto. Nell'arco del 2012 sono stati emessi 1.202 provvedimenti esecutivi di sfratto per morosità su un totale di 1.252. Per questo non è più accettabile il disimpegno delle amministrazioni locali che fanno ricadere il problema sempre sul solito punto della mancanza di fondi.

Se sforare il patto di stabilità è illegale, pretendiamo dalle amministrazioni locali, ed in particolare dal Comune di Ancona, che infrangano la legge per evitare che, ancora una volta, la legge si abbatta contro la vita delle persone. Vogliamo che tutti gli alloggi e gli edifici abbandonati del Comune vengano aperti e dati in emergenza a chi attualmente si trova realmente in mezzo la strada, senza lavoro e senza la speranza di trovarlo. Oggi la situazione è drammatica e non c'è più un secondo da perdere con proclami o dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano.

Bisogna agire ed è necessario farlo ora!

Dal canto nostro, come forza sociale in movimento per il cambiamento, prenderemo nelle prossime ore le decisioni adeguate per affrontare una fase delicata e critica come questa.

Ci aspetteremmo che così inizino a fare anche coloro i quali hanno responsabilità istituzionali perché fino ad adesso di aperture verso la gente che soffre la crisi e l'emarginazione non ne abbiamo viste, quello che ci è dato di osservare, invece, è una chiusura su tutti i fronti.

Una cosa sia chiara però, non chiederemo l'elemosina a nessuno poiché la loro elemosina rappresenterebbe una briciola di tutti i soldi che, ogni giorno, ci vengono sottratti per agevolare chi di soldi già ne ha a palate.

Quello che faremo è riprenderci ciò che ci tocca di diritto: la dignità.

“Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.”

De Andrè

Centro Sociale Asilo Politico

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