Allarmismo e disinformazione: è iniziata la campagna verso Expo 2015

23 / 1 / 2015

Una cappa di allarmismo cala su Expo 2015. Il grande evento milanese, diventato ormai logo virale per le grandi corporation e per tutte le grandi aziende made in Italy, sta suscitando l’attenzione anche da parte dei servizi segreti.

Un articolo di Paolo Berizzi apparso ieri su La Repubblica, ed immediatamente rimbalzato su tutti i media nazionali, parla del fantomatico rischio che la giornata di inaugurazione dell’Esposizione Universale, prevista per il 1 maggio, abbia un effetto “in termini di danneggiamento dieci volte superiore al G8 di Genova”. L’articolo riprende un’informativa degli 007 nostrani dello scorso dicembre e segnala il fatto che già da tempo sia partita un’articolata attività di indagine e prevenzione coordinata dai Servizi interni e dai corpi investigativi di polizia di ben dodici Paesi europei. Altro dato che emerge sarebbe proprio il carattere europeo della mobilitazione “antagonista”, che vedrebbe alla testa reti internazionali come Blockupy e D 19-20.

Al di là del maldestro tentativo di descrivere la composizione politica di queste coalizioni internazionali di movimenti, quello che lascia sconcertati è il chiaro intento di costruire una narrazione distorta ad uso e consumo di quanti hanno l’interesse a marginalizzare ed isolare i movimenti che si oppongono alla grande vetrina del capitale globale di Expo 2015. Che sia in atto una vera e propria campagna di sabotaggio dall’alto lo si era percepito in maniera chiara già lo scorso fine settimana a Milano, quando il Rettore della Statale ha negato la possibilità di utilizzare gli spazi pubblici dell’Università per un confronto assembleare aperto sui tanti nodi critici legati all’Expo meneghino. L’assemblea, che si è svolta in un altro luogo e che ha visto la partecipazione di centinaia di persone provenienti da tutta Europa, è stata preceduta da un altro articolo, uscito questa volta sul Corriere della Sera a firma di Andrea Galli, nel quale venivano descritte in maniera faziosa e strumentale le divisioni e le tensioni in seno ai movimenti che si oppongono all’Esposizione.

Isolare, sorvegliare, criminalizzare e reprimere chiunque critichi e si oppone. E’ questo il quadro che emerge a cento giorni dall’apertura dei cancelli di Expo 2015. Nello stesso momento gli artefici ed i sostenitori dell’Esposizione fanno a gara al forum dell’economia di Davos a cantarne le lodi ed esaltarne le aspettative, in termini di crescita, competitività e ripresa dell’occupazione. Anche “mamma Rai” è scesa in campo ed è stato da poco presentato “Rai per Expo”, “progetto crossmediale per raccontare all’Italia ed al  mondo la grande vetrina di Expo 2015”, come lo ha definito lo stesso direttore generale Luigi Gubitosi in una recentissima intervista.

E’ evidente che la campagna mediatica mainstream celebrativa nei confronti dell’Esposizione Universale milanese vada di pari passo con la messa in campo di un processo denigratorio su più livelli nei confronti di chi si oppone e vuole contrastare Expo 2015. I movimenti avranno la capacità di rompere qualsiasi isolamento e  di far emerge in tutta la loro evidenza le contraddizioni di Expo, catalizzatore di precarietà, gentrification, speculazione, indebitamento, danni ambientali e corruzione.

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