Né buoni né cattivi, siamo tutti No Tav!

Abbiamo visto una valle che resiste alla violenza dello Stato

Solidarietà ai compagni arrestati e torturati

6 / 7 / 2011

Il 3 luglio 2011, la Val di Susa è stata invasa da migliaia di manifestanti partiti in corteo da Exilles, Giaglione e Chiomonte. C’erano cittadini valligiani, piemontesi, italiani e alcuni stranieri. C’erano attivisti organizzati, comitati di lotta, ma anche famiglie con bambini, anziani, rappresentanti di istituzioni locali. La mobilitazione è stata un successo, una grande risposta allo sgombero violento della Libera Repubblica della Maddalena. L’obiettivo era assediare e impedire i lavori di un cantiere che vuole continuare a devastare la valle con una grande opera che non serve, che è palesemente fuori tempo e fuori luogo, e che implica la distruzione irreversibile di un territorio già martoriato dai viadotti e completamente militarizzato. Migliaia e migliaia di persone hanno circondato il cantiere dai boschi di Ramats e Giaglione, riprendendosi una parte del vecchio presidio, e dalla Centrale Idroelettrica, dove un tempo si trovava la prima barricata. Per ore, sotto lo sguardo inquisitore dell’elicottero della polizia, abbiamo visto sparare lacrimogeni a centinaia, abbiamo udito gli spari degli assordanti, ma soprattutto ci siamo emozionati dinanzi alle migliaia di persone, di tutte le età, che dal presidio hanno attivamente sostenuto la battaglia nei boschi, percuotendo i guard-rail all’unisono, battendo le mani, intonando cori di protesta. Dal punto in cui ci trovavamo alla fine del corteo partito da Exilles, cioè dalla Centrale Idroelettrica, si potevano vedere carabinieri e polizia asserragliati all’ingresso della centrale. Abbiamo visto sparare i lacrimogeni contro il presidio, contro i giornalisti, contro i manifestanti che ridiscendevano dai boschi e dalle vigne della zona del cantiere. Abbiamo visto migliaia di persone decise anche se spaventate, molti con le mascherine e i limoni (memori della pioggia di lacrimogeni già subita qualche giorno prima) contornare a U la Centrale, mentre al di sopra continuava a salire il fumo dei lacrimogeni sparati nei boschi. Abbiamo saputo di decine di attivisti ustionati e costretti a vomitare l’anima a causa dei gas, dei feriti medicati sul posto dai compagni stessi, delle ambulanze bloccate dalla polizia, di manifestanti identificati senza motivo nel ritornare alle auto, ormai a sera. Abbiamo appreso delle torture gratuite inflitte dai poliziotti a Fabiano, da lui stesso raccontate nei dettagli.
Sapevamo già, tornando a casa, che il circo mediatico avrebbe mistificato tutto. Ciò nonostante, sorprende la mancanza di fantasia con la quale si tirano fuori, a dieci anni da Genova, i presunti black bloc che avrebbero rovinato il corteo pacifico, sulla base di un’incredibile breaking news: tra i manifestanti, qualcuno “parlava inglese”! Pure ammesso che giornalisti e poliziotti venuti dalle città non abbiano preso il dialetto piemontese per lingua anglofona, possiamo dire senz’altro che, tra i manifestanti, c’erano soltanto alcuni, purtroppo pochissimi, preparati a difendersi dai gas urticanti. Non erano né black né blocs: erano completamente omogenei alla manifestazione, avevano forse già sperimentato i metodi brutali della polizia, e nessuno si stupiva del fatto che avessero addosso guanti e maschere antigas, perché guanti e maschere antigas non fanno male a nessuno. Se poi il problema fosse che qualcuno possa tirare pietre raccolte per terra dinanzi a dei robocop armati di tutto punto che sparano lacrimogeni ad altezza d’uomo, vuol dire che il problema è la natura umana: quello strano meccanismo per cui, di fronte alla possibilità di venire massacrato, uno si difende come può.
Giovedì scorso, la signora Anna Reccia è morta schiacciata da un autoblindo dei carabinieri, uno dei tanti che invadono a velocità folle le strade che portano alla Val di Susa, e che anche ieri imperversavano perfino in barba alle statali intasate di traffico. In questi giorni, i gas cancerogeni, banditi in tutto il mondo, hanno investito vaste aree di territorio valsusino. Ieri, ancora arresti e violenze su persone e territori. Gli apparati repressivi dello Stato sono forti dell’approvazione di Comune e Provincia di Torino (Fassino e Saitta), capitanati dal Presidente della Repubblica, di quella della Regione Piemonte (Cota), guidata dal Ministero dell’Interno del “predone a casa nostra” Maroni e dal Governo Berlusconi, di quella delle presunte opposizioni di centro (giustizialiste o cosanostriste che siano): Pd, Lega e compagnia cantante, uniti nel difendere gli interessi delle ditte mafiose che hanno l’appalto dei lavori, in nome di un “progresso” che sa solo di speculazione sui territori e di incameramento di fondi europei. I valsusini hanno di fronte questo immane schieramento di forze, con tutte le sue armi di propaganda. Ma hanno al loro fianco migliaia di cittadini come noi, che hanno visto coi propri occhi chi esercita la violenza e a quale scopo. E che non rinunciano all’intelligenza e alle ragioni di una lotta che, all’invasione militare, continua a rispondere da vent’anni: A SARA’ DURA!

Solidarietà ai compagni arrestati: LIBERI TUTTI!

Le compagne e i compagni di CasaLoca, Ya Basta! Milano e ActionMilano

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