9 marzo 2015 - Trent’anni fa a Trieste sparavano a Pietro Maria Walter Greco, per tutti Pedro

9 / 3 / 2015

Ho ancora in mente quando la bomba della notizia arrivò a Padova: Pedro era stato ammazzato dalla polizia, in un androne di un palazzo a Trieste, a pistolettate.

Ricordo bene l’agitazione, la rabbia, ma anche l’immediata reazione di tutti quanti in radio: chi telefonava, chi comunicava, chi discuteva, chi ragionava; tutti a cercare di capire in fretta cos’era successo e come impedire quello che già si capiva sarebbe stata la gestione scriteriata dei fatti da parte dello Stato.

Iniziava già a girare la manfrina del “terrorista”, “forse armato”, che aveva fatto non si sa cosa con un ombrello, scambiato forse per un’arma. 

L’immediata capacità di reazione di tante, e la disperata reazione di Pedro, corso in strada a gridare aiuto mi ammazzano hanno consentito che quanto era realmente avvenuto emergesse : a Pedro avevano sparato nell’androne, mentre scendeva le scale, e poi, quando era uscito in strada urlando, e poi l’avevano pure ammanettato.

Pedro disarmato, Pedro da solo, Pedro che ha potuto solo cercare di scappare all’esterno. Pedro che non era un terrorista, un pericoloso latitante, ma uno dei tanti inquisiti in quelle inchieste che a Padova si sono susseguite dal 7 aprile in poi. Pedro che, forse, sarebbe pure stato assolto. Ma non è certo questo il punto.

Ricordo bene anche la manifestazione a Padova, la prima in cui si potè sfilare senza correre. Sì, perché, lo dico per i sostenitori della democrazia, a Padova, dal 7 aprile 79 e per anni non si poteva manifestare (se non correndo, caricati dalla polizia), e non si poteva fare un’assemblea pubblica.

Ricordo le facce ed il nervosismo della polizia che ci fermò a Trieste prima della manifestazione.

Ricordo migliaia e migliaia di persone, che hanno continuato a camminare.

Grazie a tutti quanti,

Aurora

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Controinchiesta sull'uccisione di Pietro "Pedro" Greco.1985