#21ottobre - Mobilitazioni in tutta Italia verso la manifestazione nazionale del 27 Novembre "C'è chi dice NO"

Picchetti ai magazzini in diversi centri del Veneto. Bloccato l'interporto di Padova. A Pesaro la polizia tenta di bloccare un corteo di studenti e precari diretto verso la sede del Pd. A Napoli studenti in piazza contro politiche governative e regionali e contro la chiusura dell'ospedale San Gennaro.

21 / 10 / 2016

Sono state diverse le mobilitazioni che hanno attraversato il composito mondo del lavoro, precario e salariato, nella giornata di sciopero generale di 24 ore, indetta da diverse sigle del sindacalismo di base. Sono stati soprattutto i settori della mobilità e della logistica ad aver dato un’impronta conflittuale alla giornata, con i trasporti paralizzati in alcune città italiane ed il blocco dei principali nodi della logistica, da Padova a Modena, da Roma a Nola. In diverse città anche la composizione studentesca e precaria ha attraversato la giornata, che si contraddistingue come importante tappa di avvicinamento al corteo nazionale “C’è chi dice NO” del 27 novembre a Roma, per il NO sociale al referendum costituzionale proposto dal governo Renzi. A Pesaro, circa trecento tra studenti, disoccupati e precari, si sono diretti in corteo verso le sede del Partito Democratico, nonostante la polizia abbia tentato di bloccare i manifestanti. 

A Napoli gli studenti sono scesi in piazza per dimostrare contro le politiche governative sulla scuola e la riforma costituzionale. Durante il percorso del corteo è stato aperto uno striscione contro la chiusura dell'ospedale San Gennaro, unico presidio medico del quartiere Sanità, uno dei più popolati della città situato a metà tra il centro antico e l'area Nord di Napoli, di cui la Regione Campania ha disposto la chiusura sostanziale, ordinandone lo smantellamento del pronto soccorso e della maggior parte dei reparti. In quest'occasione è stato rilanciato il corteo di lunedì 24 (9:30) lanciato dal presidio permanente contro la chiusura dell'ospedale San Gennaro. Il corteo è terminato proprio in Regione, dove gli studenti hanno contestato le politiche dell'amministrazione regionale.

Si segnalano anche mobilitazioni, soprattutto in alcuni centri del Sud, della composizione migrante bracciantile, scesa in piazza a Foggia contro lo sfruttamento nel lavoro agricolo.

L’appello di Adl cobas e Si cobas, che si proponeva di allargare le maglie della partecipazione e rendere concrete e non meramente evocative le pratiche di blocco delle merci e della produzione, sia nelle aree metropolitane sia nei luoghi di lavoro, è stato raccolto in Veneto da diverse realtà lavorative.  A Padova, decine di facchini hanno bloccato i magazzini di acqua e Sapone ed Alì, a partire dalle 4 di mattina. In seguito è stato bloccato l’Interporto, a cui è seguito un corteo di macchine, moto e biciclette che ha paralizzato l’intera area metropolitana. A Limena (PD) c’è stato un picchetto di scioperanti della Brio srl davanti al magazzino Diesel. A Dueville (VI) a partire dalle 6 decine di lavoratori si sono riversati davanti ai cancelli della Mg Service. A Belfiore, in provincia di Verona, si è formata una lunga fila di camion nei pressi del magazzino MaxiDì, in seguito ai blocchi notturni. La mobilitazione dei lavoratori della logistica si è poi spostata nel capoluogo provinciale, con un corteo  che si è diretto verso la Prefettura, attraversando il centro cittadino. Sempre nel capoluogo scaligero, è iniziato nel primo pomeriggio un picchetto davanti alla Volkswagen.

Opposizione al Jobs Act, ai licenziamenti attraverso l’esclusione da socio della cooperativa, per la dignità nei luoghi di lavoro sono stati i temi principali dello sciopero.. L'obiettivo della giornata era quello di iniziare a costruire un ponte tra quella composizione sociale, specie nel settore della logistica, che negli ultimi anni è riuscita a sedimentare pratiche vincenti di conflitto e conquista dei diritti, ad altri segmenti che ancora faticano a trovare modalità organizzative e forme rivendicative, anche minime.

La giornata di mobilitazione di oggi rappresenta un importante momento tappa di avvicinamento al corteo nazionale del 27 novembre, all'interno della campagna "c'è chi dice NO", per la costruzione di un NO sociale al referendum costituzionale. Questa campagna ha necessità di diventare un terreno reale di riconquista dei diritti, mobilitando quel pezzo di società, formato da lavoratori dipendenti, precari e disoccupati, che è stato maggiormente intaccato dalle riforme sociali messe in atto dal governo Renzi ed in particolare dal Job's Act. La composizione scesa in piazza oggi, in gran parte composta da lavoratori migranti che non potranno neppure andare alle urne il 4 dicembre, ci mette ancora di più di fronte all'evidenza che il voto referendario non basta per aggredire in maniera efficace l'attuale governo.

Lo sciopero del 21 ottobre ci consegna da un lato la necessità di generalizzare le tante esperienze di lotta che nel nostro Paese già si pongono, su più fronti, come obiettivo la destituzione dal basso di Renzi e di quel Partito-sistema che lo ha generato e lo sostiene. Dall'altro la consapevolezza che, nel mondo del lavoro come nelle lotte contro le devastazioni ambientali, è solo costruendo legami sociali reali che si può ambire a soggettivare e confederare le varie forme di conflitto che il rapporto tra capitale e vita assume nella contemporaneità.

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Padova - Blocco dell'interporto

Verona - Il corteo di lavoratori verso la Prefettura

Pesaro - Il corteo verso la sede del Pd