#21N – Sciopero generale FIOM a Napoli

21 / 11 / 2014

In 20mila oggi hanno sfilato per le strade della città in occasione della manifestazione meridionale e dello sciopero generale della FIOM. Un corteo composito, fatto certamente di operai  ma anche di tantissimi tra cittadini e cittadine, studenti e studentesse, precar@,  che hanno utilizzato questa giornata per esprimere un forte malcontento nei confronti della desertificazione e della devastazione sociale e ambientale a cui è  soggetto il meridione da anni. Un corteo per questo forse molto diverso da quello milanese della settimana  scorsa. Un corteo che in ognuna delle singole vertenze di fabbrica che sfilavano  lungo le arterie principali della città, ha  denunciato fortemente  un’idea di smantellamento, penalizzazione, avvelenamento propria del  sud in questa fase. Un modello che ben si esemplifica, per intenderci,  nel mandato che Renzi ha dato a Moretti su Finmeccanica e che si sta traducendo nella chiusura progressiva di tutti gli stabilimenti meridionali. Un modello che parla però anche del ricatto salute-lavoro e della perseveranza nel mantenere aperte le fabbriche della morte, soprattutto qui a sud.

Oggi poi non è un giorno qualsiasi. Proprio ieri la cassazione ha cancellato la condanna per il magnate svizzero  dell’Eternit prescrivendo il reato.  Proprio ieri abbiamo avuto l’ennesima conferma che l’idea di produttività e sviluppo che hanno in testa i poteri forti italiani e i famosi “investitori stranieri” è un’idea che in nome del profitto negozia su tutto, anche sulla vita, sulla salute e sull’ambiente.  La battaglia dell’Eternit è stata una battaglia esemplare per tanti movimenti  ambientalisti italiani. I tribunali italiani invece hanno dimostrato ancora una volta da che parte stanno: da quella degli assassini in giacca e cravatta.

Il corteo di oggi ha provato a parlare anche di queste cose. Così come di tutto quel mondo che non essendo tutelato dalla vecchia contrattazione collettiva vive di una ricattabilità assoluta e ha difficoltà enormi a trovare modalità di rivendicare  salario e reddito.

 Era questo lo spirito e le rivendicazioni  con cui gli/le strikers hanno voluto incrociare la data di oggi.

 Portare oggi in piazza un pezzo piccolo e però significativo  di quella Napoli irrappresentabile che è scesa in piazza solo una settimana fa per reclamare reddito, salario minimo europeo, diritto alla salute e alla vita degna e farlo riprendendo l’immaginario potentissimo prodotto dallo sciopero sociale. Oggi gli/le strikers  volevano dire ed hanno detto, sia in piazza che dal palco, che  è necessario costruire  ponti tra  chi oggi subisce svariate forme di schiavitù da parte dei poteri forti. Ponti reali e stabili che servano ad uscire sul serio  da tutte le dicotomie, quella tra garantiti e non garantiti, tra giovani e vecchi, tra tutelati e non tutelati, per puntare insieme e nella diversità verso un obiettivo comune, che è l’attacco al governo Renzi.

 E’ un dato per noi formidabile che la nostra città sia stata invasa da due cortei così partecipati a distanza di sette giorni e che questi cortei siano stati in grado di interloquire rispettando le specificità dei percorsi e l’eterogeneità delle composizioni che li hanno attraversati.  E’ un dato che ci racconta di un territorio che non si piega e che ha voglia di riprendersi la parola a partire dalla propria specificità. In quest’ottica costruiremo anche il 12D!

Incrociamo le braccia! Incrociamo le lotte!

Napoliproject

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