15 gennaio 2014 - Assemblea on line per la Carta di Lampedusa: per scegliere da che parte stare

In preparazione dell’incontro sull’isola dal 31 gennaio al 2 febbraio

8 / 1 / 2014

Quando dopo la tragedia del 3 ottobre, dalle pagine di questo sito, abbiamo lanciato l’idea di ritrovarci a Lampedusa per un incontro tra tanti e diversi, le nostre giornate erano cariche di indignazione. Non solo per le immagini di quei corpi allineati sul molo del porto, ma perché le tante lacrime versate dalla politica in quei giorni, insieme al carico di retorica che le accompagnava, sembravano voler cancellare decenni di scelte scellerate: le vere cause di quel naufragio e delle migliaia di morti degli anni precedenti.

Dopo quella notte molte cose sono successe e le nostre giornate sono state scandite dai tempi delle rivolte scoppiate nei CIE, da manifestazioni e presidii, da occupazioni e vertenze, da blocchi e picchetti contro gli sfruttatori che in Italia in Europa ed oltre sono stati all’ordine del giorno. Un processo che più di ogni altra cosa rappresenta la scrittura concreta di ciò che abbiamo chiamato Carta di Lampedusa.

Ciò che sembrava un orizzonte lontano, si è insomma materializzato come possibilità sotto i nostri occhi. La questione del confine, della crisi della sua legittimità, è diventata oggi un tema inaggirabile per tutti e con questa realtà devono fare i conti, volenti o nolenti, i governi degli stati e l’Unione stessa.
Si tratta, crediamo, di un’occasione imperdibile. Se infatti la politica sta facendo un uso umanitaristico del dibattito intorno al confine, ai suoi morti, alle sue leggi, relegando la discussione alla sfera dell’umanitarismo ed alla retorica dell’accoglienza, è vero che l’attualità di questa discussione può offrire a noi tutti la possibilità di andare molto oltre la questione della "gestione delle frontiere". In ballo oggi c’è una più ampia sfera dei diritti legata all’Europa ed al suo assetto, in cui la questione del confine, del suo intreccio con l’austerità, si candida ad essere uno tra i punti chiave.

Per questo crediamo che ciò che sta avvenendo intorno alla Carta di Lampedusa, a questo tentativo di costruire un patto euromediterraneo per dar vita ad un nuovo orizzonte sul terreno delle migrazioni, sia assolutamente eccezionale.
Oggi più che mai, poter sancire in forma collettiva alcuni principi condivisi, fuori dalle ambiguità che in passato hanno dominato la discussione, poter costruire intorno ad alcuni punti un’azione europea e mediterranea, facendo tesoro di un dibattito decennale che rappresenta su questo terreno un vera ricchezza, ci pare altrettanto importante. Non è un fatto per niete scontato.
A Lampedusa lavoreremo insieme per far si che questo "manifesto collettivo" sia il migliore possibile, ed affronteremo un’ulteriore sfida, quella di trovare, a partire dalle differenti esperienze e dai diversi linguaggi che appartengono ad ognuno, alcuni modi condivisi per trasformare in conquiste le nostre rivendicazioni. Vale la pena di giocarla senza remore.

Di certo sappiamo che non esiste possibilità di affermare la libertà di movimento, quella di scegliere dove vivere e di farlo digniosamente, senza affrontare il problema della destrutturazione delle regole esistenti, senza un processo che le metta radicalmente in discussione, senza la diffusione di pratiche capaci di metterlo in crisi producendo conquiste materiali dei diritti. C’è però un secondo punto oggi inaggirabile che crediamo sia opportuno ed importante affrontare insieme. Si tratta della possibilità di affermare le conquiste fino ad oggi ottenute e quelle che ambiamo ad ottenere, della capacità di codificarle negli ordinamenti, vincendo la partita della trasformazione delle regole esistenti. E’ insomma possibile costruire una enorme vertenza collettiva intorno all’impianto che regola le migrazioni?
A questa domanda, non esistono, crediamo, facili risposte. Nè assumendo questa questione come distante, esclusivo terreno di lavoro della politica istituzionale, né trattandolo come mero esercizio tecnico.

Veniamo allora a noi, a chi ha l’ambizione di trasformare radicalmente la realtà di questo pezzo di mondo.
Abbiamo una grande occasione, è quella di rimetterci in cammino dando una spinta propulsiva alle tante battaglie che ad ogni latitudine stiamo conducendo, di costruire uno spazio comune in cui possano essere condivise e rielaborate, di tracciare un orizzonte ed insieme la strada per raggiungerlo, di trovare punti di convergenza che diventino immediatamente dirompenti e trasformativi.
Non esistono scorciatoie. Non lo sono gli ipotetici tavoli per elargire consigli a chi fino ad oggi non ha voluto ascoltare, così come non è possibile stare fermi a guardare da spettatori ciò che accade, forti delle nostre ragioni ma incapaci di tradurle in pensieri collettivi e diffusi.

No. Abbiamo troppo a cuore la trasformazione dell’esistente.
Non esiteremo a metterci in discussione con chi avrà la stessa tensione. Non esiteremo ad ascoltare le ragioni di tutti quelli che vorranno condividerle, non esiteremo a battagliare perché questo magma di punti di vista non lasci spazio ad alcuna ambiguità.
Abbiamo insieme una grande occasione per farlo: la Carta di Lampedusa. Un’occasione vera per scegliere da che parte stare.

15 gennaio 2014 - ore 18 - Seconda assemblea per la Carta di Lampedusa in Globalconference

Per partecipare all’assemblea on line scrivi a redazione@meltingpot.org, ti verranno inviate le istruzioni per accedere alla web conference.
E’ ovviamente data priorità per la partecipazione a realtà collettive che desiderano mettersi al lavoro per costruire l’evento del 31.01-02.02

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