[*] Sui diritti bastone e (finta) carota

6 / 9 / 2016

Con questo articolo vogliamo riprendere e provare a dare una risposta ad alcune suggestioni fatte da Francesca Guerriero su Globalproject, in merito al Fertility Day lanciato dalla Ministra della Salute Lorenzin per il prossimo 22 Settembre, una delle attività previste dal “Piano di fertilità nazionale”.

Questo evento, e la infelice campagna mediatica ad esso legata, sono stati letteralmente travolti dalle polemiche, tanto da indurre la Ministra a fare un passo indietro e lo stesso premier Renzi a dichiarare pubblicamente le proprie perplessità.

Ma, visto che il sasso è stato lanciato, perché ritirare la mano? Il sito del Fertility Day langue, con una rimodulazione (e non una revoca!) della campagna stessa: siamo davanti al solito giochino marchiato governo Renzi, in cui si dà percezione di democrazia facendo credere di ascoltare i cittadini e le loro critiche, (ricordate, per fare un esempio, le piattaforme di discussione online della legge sulla buona Scuola, alle quali apparentemente tutti potevano partecipare, salvo non essere poi tenuti in alcuna considerazione? Ricordiamo la Cirinnà e lo stralcio della stepchild adoption?) per riproporre loro, poi, lo stesso olio di ricino, ma con un aroma diverso (e la metafora dell'olio non è casuale, ma tant'è, visto che questo governo è il primo che ricalca in chiave moderna tradizioni del ventennio).

Pare proprio, quindi, che pianificazioni ministeriali come questa siano il bastone per chi era stato, anche insufficientemente, “accontentato” attraverso precedenti decreti o leggi. Il governo assume il solito atteggiamento bipolare utile a mantenere buono l’elettorato cattodem insoddisfatto, che sbuffa quando sente che l’esecutivo si appresta a trattare materie come la legalizzazione di sostanze leggere e depenalizzazione dell’uso delle sostanze, l’ eutanasia/finevita, etc. Se ti do, con un po’ di Cirinnà, devo toglierti, con il fertility day; oppure scontento i cattodem.

Insomma: visto che il Ministero chiede ai cittadini di informarsi e discuterne, discutiamo.

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati, con l’articolo di cui si faceva accenno “non disperdere il seme”: se volete i nostri figli, manteneteceli. Ma non solo. Permetteteci di farne una libera scelta: di una donna, di un uomo, di un transgender o di una coppia. Ci sono persone che non desiderano averne, e anche per questo ci è parso che una parte trasversale della nostra classe politica non se ne sia fatta una ragione: Family Day, sentinelle in piedi, antiabortisti nei consultori e fuori dagli ospedali, la minaccia gender nelle scuole che fa sì che gli adolescenti non abbiano alcuna consapevolezza della propria sessualità e della contraccezione, in quanto è diventato un gesto rivoluzionario anche organizzare una lezione di scienze sulla riproduzione. Ci vogliono politiche sociali ed economiche che permettano alle persone di scegliere consapevolmente: attualmente il nostro Paese ne è totalmente sprovvisto e tende a colmare le lacune con un vuoto bigottismo.

Ci sono persone che desiderano avere figli, ma non possono. C'è chi non può per motivi biologici e sono una minoranza. Forse a loro si rivolgeva questa campagna che però, a ben vedere, compie un gesto solo di facciata: ecco servite leggi che rendono difficoltosa se non impossibile la fecondazione assistita; screening ed esami fondamentali per la salute resi recentemente a pagamento, tempi biblici di attesa per le visite. La Lorenzin, madre a 44 anni, a quali prestigiose cliniche si è rivolta per partorire i suoi due gemelli? Crede che i comuni cittadini possano beneficiare dei suoi stessi costosi trattamenti? Perché il messaggio che ne deriva è forte e chiaro: le modalità per aggirare una legge ingiusta ci sono, basta pagare. Si, sicuramente è indelicato mettere il naso nelle mutande della Ministra, ma risulta “discreta” invece una campagna che parla di orologio biologico a persone che da anni cercano di avere figli, e non riescono?

C'è poi una larga maggioranza che vorrebbe figli, ma non può averne. In molti l'hanno già scritto, ma è importante ribadirlo. In Italia al giorno d'oggi procreazione responsabile significa che un figlio non lo fai. Non lo fai perché, ad esempio, vorresti crescerlo ma devi lavorare in contesti dove chi rimane incinta sembra che non abbia voglia di fare niente e lo fa anche apposta. Dove quasi nessuno accede alla paternità perché è veramente mal pagata. Questi sono i casi più fortunati: la maggior parte dei giovani, semplicemente, non ha accesso la mondo del lavoro retribuito (per farsi il culo gratis, invece, c'è sempre spazio).

Se sei omosessuale non se ne parla nemmeno perché per le coppie gay o lesbiche, vige l'impossibilità, voluta dal nostro Governo, di diventare genitori e come tali esseri riconosciuti dal nostro Paese; lo stesso disposto a spendere 100.000 euro per offenderci con bucce di banana, clessidre e cicogne.

Ecco che, davanti a queste evidenze, la Ministra fa un passo indietro sostenendo di occuparsi solo di salute e prevenzione. Certo, perché la fertilità è un bene comune. Come l'acqua quindi, pubblica e gratuita per referendum, e poi svenduta? Vedremo svendere di nascosto anche i nostri uteri?

È proprio il concetto di “bene comune” così come viene propinato dal Ministero della Salute, e di conseguenza dal governo, che dovrebbe maggiormente spaventare perché riguarda ciò che può avere un ritorno economico e basta. Da questo punto di vista, anche le grandi opere sono beni comuni. La TAV, il Muos, gli inceneritori, l'ILVA. Al governo importa forse qualcosa dell'incidenza dei tumori in crescita? Dell'infertilità causata da terra, aria, acqua inquinata? Dell'avvelenamento da PFAS? Il Governo ha forse evitato di mandare le proprie forze dell'ordine a manganellare i comitati di mamme che chiedevano di tutelare la salute dei propri figli?

C'è poco da fare, in Italia va estirpato un clima culturale resistente che va crescendo e che potremmo riassumere con la frase “te la sei cercata”. A ben vedere, la campagna ministeriale ferisce sia per ciò che esplicita, che per i non detti che ne emergono in maniera fin troppo trasparente, ed hanno a che fare con il controllo dei corpi e la stigmatizzazione dei comportamenti individuali. Non è molto diversa, questa campagna, dalle azioni di deportazione dei migranti che bussano alle nostre frontiere. Dalle azioni repressive rivolte a chi utilizza sostanze, anche a scopo curativo. Dalla tolleranza estrema che si ha verso i medici obiettori che infestano i nostri ospedali. Dalle inesistenti politiche di lotta al femminicidio, dai tagli ai centri antiviolenza. Dall'omofobia che attanaglia questo paese.

Per cui, scappi dal tuo paese e sei costretto a vivere in stazione a Como? Te la sei cercata. La polizia ti massacra per due canne? Te la sei cercata. Subisci una violenza? Te la sei cercata. Sei un insegnante e in due giorni devi andare a lavorare dall'altra parte del Paese? Ma di cosa ti lamenti, lavora!

La Costituzione tutela la procreazione responsabile. Che cosa si intende quindi? Che ci sono procreazioni di serie A e di serie B? Che chi fa molti figli, guarda caso spesso e volentieri persone che provengono da altre culture, non ha diritto a vederli tutelati?

E inoltre perché, Ministra, state facendo di tutto affinché la procreazione diventi irresponsabile, stigmatizzando l'educazione sessuale a scuola e la prevenzione nei consultori?

Se c'è una cosa che deve rimanere fertile è il dibattito che si è aperto, segno che il bubbone, già infettato da tempo, è ora esploso. È evidente che la classe politica ha gli occhi foderati del prosciutto dei propri privilegi. Ecco perché il 22 Settembre dovrebbe essere reclamato come #opportunityday: bisognerebbe scendere in piazza a reclamare il diritto ad avere maggiori opportunità per il proprio futuro, qualunque sia la nostra scelta. E in quest’ottica ci preme sottolineare nuovamente la questione dei nuovi cittadini, i migranti nati o vissuti qui. Anche in questo va operato un cambiamento culturale che si faccia beffe della paura dell’altro, del diverso; che dia a tutti i cittadini le stesse opportunità e possibilità. Questa è una questione fondamentale, della quale non si può continuare a tacere.

Perché il nostro Governo non può parlarci di orologio biologico come fossa nostra nonna; non può chiederci di preparare una culla per il futuro e poi far dormire i bambini poveri sui cartoni, magari dopo essere stati sfrattati. Non ha il diritto di dirci cosa fare con il nostro corpo, soprattutto se, dopo nove mesi di gravidanza in cui dal più bigotto dei cattolici al più incallito datore di lavoro hanno cercato di decidere per noi, abbiamo un figlio e diventano immediatamente e definitivamente solo cazzi nostri.

We want sex - Vicenza

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