La coppia di artisti Ardau-Di Caterino approda all'Ex-Q di Sassari per mano di D.I.O., la Divisione Investigativa Orizzontale capitanata dall'ispettore Leonardo Boscani, con lei in viaggio lo scultore a due dimensioni Stefano Melis e l'unico consigliere comunale rosso di Cagliari Enrico Lobina, altrimenti chiamato Clark Kent.

Tavor Art Mobil feat Enrico Lobina all'Ex Q di Sassari.

Nasce nel sud Sardegna un laboratorio artistico a cielo aperto con tanto di progetto politico e poetico.

8 / 4 / 2012

Clark Kant Enrico Lobina, tu che sei l'unico consigliere comunale rosso di Cagliari dicci, come mai gli artisti non sognano più ed hanno perso l'utopia?COME MAI GLI ARTISTI NON SOGNANO PIU’ ED HANNO PERSO L’UTOPIA?Gli artisti non sono diversi dagli altri?Prima di Tavor Mobile pensavo che gli artisti fossero persone superiori, che riuscissero a sognare e, modificando la forma, tendessero sempre ad un contenuto miglioreTavor Mobile, Mimmo di Caterino e Barbara Ardau, col loro paziente insegnamento, mi hanno fatto capire il contrario. E allora ho scoperto il meccanismo delle mostre, delle gallerie, del gallerista che indirizza e dell’artista che ubbidisce.Prima mecenatismoPoi illuminismoPubblico o privato? PrivatizzazioneE lo spazio pubblico dell’arte? NIENTEC’è il Teatro Valle (ma è giusto che si faccia una fondazione? E se rimanesse pubblico, a gestione partecipata?)E ci sono esperienze potenzialmente positive, ma che cadono, o per scarsa visione o, perché, come vedremo, si è prigionieri..Perché a Cagliari, nella città dove sono consigliere comunale, si spendono 50.000 euro per Mimmo Paladino?Chi rappresenta Mimmo Paladino? Rappresenta la gestione del pubblico come specchio delle dinamiche del mercato privato, legato ai Carli Saatchi, alle grandi gallerie, a Flash Art e a Christie.Vogliamo un pubblico che si leghi e questi trust, che pompano ignominiosamente chi vogliono loro?Abbiamo comprato una scultura di Mimmo Paladino. Dimenticando che in campagna elettorale tanti giovani artisti hanno venduto le loro opere, all’asta, per sostenere la campagna elettorale di Massimo Zedda. Non so cosa pensino questi artisti, magari sono anche contenti, ma su questo ci torneremo tra pochissimo. L’altra sera leggevo un libro intervista a Charles Saatchi, e si scriveva che se vi sono due opere di due sconosciuti, tecnicamente simili, né il pubblico né i critici sanno riconoscere quale viene battuto a 1.000 sterline e quale a 10.000. Cosa vuol dire?Vuol dire che il talento da solo non garantisce il successo, né spiega perché artistici mediocri diventano mostruosamente popolari per un po’, mentre artisti migliori deperiscono aspettando una chiamata che non verrà. A sognare ci vuole coraggio, ancora di più se metti in gioco tutta la tua vitaTanti giocano ad essere rivoluzionari, non mettono in gioco la propria vitaVi sono due orizzonti, quindi. Il primo è quello per cui, lungo tutto il Novecento, in Occidente, gli intellettuali hanno avuto la tendenza a “catastrofizzare” e più le cose sembravano positive, più ci si compiaceva di questo esercizio.Questi infelici intellettuali non riuscivano a sopportare il fatto di condurre una vita fondamentalmente felice, sicura e comoda e così, per giustificare la loro più elevata vocazione progressista, per alcuni rivoluzionaria, erano costretti a costruire uno scenario di catastrofe radicale. Si voleva veramente ciò che si pensava di volere?Alcuni invocavano un cambiamento rivoluzionario come una specie di segno superstizioso, che produce il suo opposto, che impedisce che il cambiamento si produca veramente.Insomma, se una rivoluzione deve avere luogo, che abbia luogo lontano e così, mentre ci si scalda pensando agli eventi che accadono lontano, si può continuare a promuovere la propria carriera accademica, quanti progressisti l’hanno fatto, o la propria carriera politica, quanti l’hanno fatto, che sono passati da istituzione in istituzione, da stipendio in stipendio, sempre per conto della rivoluzione, e oggi sono anziani e se la godono. E quanti artisti l’hanno fatto? Magari creando, ad uso e consumo del mercato, forme d’arte progressisteC’è poi un secondo orizzonte, più profondo. Lo strumentalismo, l’ultima versione del pragmatismo, non è più, e da tempo solo questione di applicazione del pensiero. E’ molto di più. Intellettuali di opposizione, tra cui tanti artisti, che vorrebbero modificare il contenuto della società, sono paralizzati dalla configurazione della propria coscienza, che è modellata in anticipo secondo i bisogni di questa società. Il pensiero ha disappreso a pensare se stesso, è diventato l’istanza di controllo di se stesso. Pensare non significa ormai altro che sorvegliare – in ogni istante – la propria capacità di penare. Si qui il respiro soffocato di ogni produzione intellettuale, e artistica.Il pensiero è incorporato nell’apparato globale, e così perisce. E di questo soffrono anche gli artisti. Fare arte, quindi, è lavorare per rompere, con forme nuove, questa continua sorveglianza, sempre presente nel nostro pensiero.Quali elementi risvegliare, nell’arte così come nella politica? Gli elementi dell’egoismo, e del desiderio. Se questi elementi si risolvono puramente, consapevolmente, nell’obiettività del pensiero, allora la materialità della vita ci spinge verso l’utopia.Perché abbiamo bisogno dell’utopia per risolvere i nostri elementi, la pornografia, di tutti i tipi, è solamente un palliativo, che come tante altre cose ci anestetizza. L’egoismo ed il desiderio, risolti positivamente, diventano comunitarismo, comunità, comunismo, e cioè certezza che il proprio benessere individuale passa per un modello di società, quindi collettivo, diverso. E l’utopia diventa scelta di vita, sacrificio continuo per avvicinarsi alla rottura, anche attraverso mille piccoli passiIn questo senso, siamo utopiciUn artista, se lo fa, lo fa veramente. Ed è duro farlo veramente. Lo fanno veramente i politici? No, e in Sardegna stiamo peggio che in Italia e in gran parte d’Europa.Una terra colonizzata, che non si è mai rialzata, che ha provato, qualche anno fa, ad avere un sussulto, ma ha bisogno di ben altro. Una terra colonizzata nelle menti, oltre che nelle coste, nei monti, nell’agricoltura, nelle industrie, nelle produzioni. Un popolo colonizzato, ed è normale che siano colonizzati anche gli artisti, dentro questa Europa dove la pur debole democrazia formale si scinde sempre più dal capitalismo, e l’economia neoliberista diventa la nuova religione. Da dove ripartire? Da dove possono ripartire gli artisti? Dalla Tavor Mobile, da noi stessi, e dalla ex-Q. Gli studenti, gli artisti, non devono chiedere gli spazi, le cose al comune. Possono decidere, insieme, come progettarli e come programmarli, possono nascere esperienze di condivisione e di gestione, ma nessun codismo verso l’autorità, sia esso Comune, provincia o cos’altro. Se vi sono spazi pubblici, liberi, una comunità di artisti se li prende. Qualche giorno fa un gruppo di militanti e intellettuali, protagonisti della vittoriosa battaglia del referendum sull’acqua, hanno proposto il manifesto per un nuovo soggetto politico. Un nuovo modo di vivere insieme, di vivere insieme la politica, è la domanda di oggi. Non possiamo fare movimento così come lo si faceva nel novecento, e non possiamo fare partito così come lo si faceva nel Novecento. E abbiamo bisogno sia di un partito che di movimento. 

L’esempio è di queste pratiche. W L’EX-Q, VIVA GLI ARTISTI, W L’UTOPIA

Bookmark and Share

Tavor Art Mobil, route n.2 all'ExQ di Sassari.