Attivisti barricati sul tetto per ore

Taranto, sgomberato mestiza spa

"Nella vita non dobbiamo accettare niente che sia contro la nostra felicità"

Utente: alegz
7 / 2 / 2014

"Nella vita non dobbiamo accettare niente che sia contro la nostra felicità". Questa citazione di Jean Claude Izzo abbiamo scritto sullo striscione che ieri mattina abbiamo portato con noi sul tetto del Mestiza Occupato. Dopo una trattativa durata oltre quattro ore, con i nostri compagni sul tetto e altri fuori dai cancelli a difendere lo spazio insieme a chi è venuto a portarci la sua solidarietà, la struttura occupata dal collettivo Mestiza il 22 dicembre scorso, è stata sgomberata e posta sotto sequestro. Per l'ennesima volta nella storia di questo edificio che, abbandonato al degrado dopo il trasferimento della scuola in un altro plesso e poi recuperato dal collettivo Cloro Rosso, ha vissuto diverse occupazioni seguite da sgomberi, oggi torna ad essere uno spazio vuoto. Precisiamo che la trattativa si è conclusa con la firma di un protocollo di intesa tra l'assessore alle Politiche Giovanili e il collettivo Mestiza, con il quale il Comune si impegna a costruire il bando per l'assegnazione dello spazio in maniera partecipata e condivisa sia con il collettivo che con altre realtà associative e informali della città, ma che questo, pur essendo l'unico risultato ottenuto dopo ore di trattativa, non cancella la gravità dell'atto poliziesco che abbiamo nostro malgrado subito.

Una trattativa con l'incombenza dell'intervento delle forze dell'ordine, infatti, non è certo un esempio di dialogo. Ancora una volta ci troviamo a commentare uno sgombero e il tardivo intervento della politica, che ha scaricato la responsabilità dell'ordinanza, che dovrebbe essere un atto tutto politico, sui tecnici del comune, cercando di far passare lo sgombero come una questione amministrativa. L'amministrazione comunale, invece di intervenire per evitarlo e instaurare un dialogo, non si è assunta la responsabilità di fermare un'ordinanza ma si è assunta davanti a tutta la città la responsabilità di un atto repressivo nei confronti di una realtà autorganizzata, una delle molte spinte dal basso che oggi agitano una città, altrimenti condannata a depressione e rassegnazione. Questo naturalmente non rappresenta un buon segnale nei confronti delle altre realtà di autorganizzazione che insistono su un territorio martoriato come il nostro e che all'oggi rappresentano l'unica possibilità di costruzione davvero democratica di una Taranto migliore.

Per il collettivo Mestiza si apre ora una fase molto importante in cui, come scritto anche nel Protocollo d'intesa firmato con il Comune, vigileremo sull'andamento e sulla costruzione del bando pubblico di assegnazione della struttura. Pretenderemo e faremo in modo che la storia di quella struttura, fatta di occupazioni, socialità, partecipazione, autogestione, e politica dal basso sia rispettata e che essa non sia nè merce di scambio per i giochi della politica, nè finisca ad ospitare realtà o associazioni che nulla hanno a che vedere con i nostri valori, e cioè l'antirazzismo, l'antifascismo, l'antisessismo, l'eguaglianza sociale, il rispetto dei diritti per tutte e tutti. D'altro canto, ci teniamo a sottolineare che l'azione politica di un collettivo non può limitarsi alla rivendicazione di uno spazio. Per questo, continueremo a batterci per ciò che ci ha portato a dare vita a questo collettivo, e cioè la rivendicazione e riappropriazione del diritto alla casa, al reddito, alla salute, della libera circolazione di tutte e tutti, del libero accesso ai saperi e alla cultura. Continueremo a incrociare e a stimolare le lotte ambientali in questa terra avvelenata da 50 anni di ricatti e profitti.

Inoltre ci teniamo ad esprimere solidarietà a tutte le realtà, da Ancona a Messina, da Teramo a Bari, contro le quali in queste ultime settimane si è abbattute il braccio repressivo dello Stato, sottoforma di sgomberi spesso coatti. Non può non essere evidente la miopia delle istituzioni che, come hanno scritto i nostri compagni di Napoli, dimostrano tutta la loro incapacità di comprendere i nuovi orizzonti della partecipazione democratica alla vita cittadina e dei processi politici che si alimentano nella basi della società. Non si può pretendere oggi di arginare nel recinto della legalità e della burocrazia le energie positive e le esperienze di autogestione che si sprigionano dal basso, e che non parlano la lingua del politichese e del diritto amministrativo.

Infine, ma non ultimo, vogliamo abbracciare e ringraziare compagne e compagni, fratelli e sorelle, che ieri si sono dimostrati complici e solidali, nel resistere con noi ad un atto illogico quanto ingiusto, che ha riconsegnato all'abbandono una struttura altrimenti resa viva dalle esperienze di autogestione che l'hanno attraversata. Ai fratelli e sorelle che da ieri da tutta Italia continuano a inviarci messaggi di solidarietà e vicinanza, vogliamo mandare una rassicurazione: Mestiza Resiste! Non accetteremo mai niente che sia contro la nostra felicità!

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