Invitiamo tutti alla partecipazione attiva.

Sannicola (Lecce) - Assemblea regionale aperta “Giustizia in agricoltura, giustizia per l’agricoltura”,

Utente: angelagreco
24 / 8 / 2011

Venerdì 26 agosto, alle h.19.00, a Sannicola (Lecce),

centro culturale di via Oberdan,

ASSEMBLEA REGIONALE APERTA

“Giustizia in agricoltura, giustizia per l’agricoltura”,

analisi della realtà del settore e individuazione di percorsi di lotta.

 

Per creare un luogo d’azione comune tra cittadini, piccoli contadini, braccianti-migranti, e tutte le soggettività interessate. Invitiamo tutti alla partecipazione attiva.

Lotte in rete o sfruttamento infinito

 

  • Ø  Sono passati 125 anni dalle origini della festa del 1° Maggio, e quando i «martiri di Chicago» e i loro compagni si battevano contro lo sfruttamento.
  • Ø  Sono già passati esattamente 22 anni dall’assassinio del lavoratore bracciante sudafricano di Jerry Essan Masslo, a Villa Literno. Era il 25 agosto del 1989.
  • Ø  Sono passati 11 anni dalla prima edizione della May Day, primo maggio dei precari e delle precarie, per la ricomposizione di soggettività molteplici e moltitudinarie agenti.

Siamo sempre più sfruttati. I braccianti nelle tenute dei latifondisti, i piccoli contadini nei propri campi (quest’anno tonnellate di frutta e ortaggi non sono state raccolte perché il prezzo di vendita non copriva le spese),  i precari nei loro carsici equilibri, i cognitari davanti al computer, gli operai nelle fabbriche e i piccoli contadini che devono abbandonare le campagne…  Sembra ancora lunga la strada della ricostruzione di una soggettività conflittuale forte che sappia imporre efficacemente dignità, libertà, eguaglianze.

Crediamo sia  venuto il momento per dare accelerazione e nuove possibilità a questa ricomposizione. È il compito che ci aspetta nel prossimo futuro.

 

La lotta dei braccianti/migranti tocca un nervo scoperto delle dinamiche del biopotere.La trasformazione dell'agricoltura e del sistema alimentare e le lotte sui diritti dipendono dalla produzione e controllo sull'informazione. Una delle lotte recenti più interessanti riguarda la proprietà dell'informazione genetica contenuta nei semi. Qui i termini “proprietà” e “informazione” segnalano immediato il nesso tra le tematiche della t/Terra e il controllo e standardizzazione dell’informazione, della perdita o manipolazione della biodiversità. Così come le dinamiche del consumo sono legate alle contraddizioni del precariato, del reddito, del caro-vita. Una cospirazione sociale deve partire anche da una nuova agricoltura che valorizza e ricerca la qualità delle relazioni sociali (che altro non sono che i rapporti di produzione) e la qualità dei prodotti, lo sviluppo equilibrato tra nuova agricoltura, turismo responsabile, cultura.

Consumo, agricoltura, alimentazione e le tematiche legate all'ambiente e alla t/Terra non possono essere più considerate attività produttive e forme di vita qualitativamente differenti e isolate. Come tutti gli altri settori, diventano sempre più biopolitiche. Questo divenire comune è una delle condizioni che rendono possibile l'esistenza delle lotte in rete.Le lotte di ogni settore diventano le lotte di tutti gli altri. Le lotte più innovative non sono lotte chiuse e limitate a un singolo settore della popolazione, ma al contrario aprono per chiunque nuove prospettive su questioni fondamentali come l'ecologia, la povertà, lo sviluppo sostenibile e su tutti gli aspetti della vita.

 agricolturabenecomune@gmail.com

Giustizia in agricoltura, giustizia per l’agricoltura!

All’interno dell’attuale crisi economica (così viene generalmente definita la riconfigurazione economica sull’intero pianeta), stanno emergendo con forza insanabili contraddizioni in tutti i settori dell’economia e della società.

Il settore agricolo non è da meno: gli avvenimenti attorno alla masseria Boncuri di Nardò posso dare un chiaro esempio. All’interno della masseria (gestita dall’associazione Finis Terrae, con contributi istituzionali e il volontariato delle Brigate di Solidarietà) da alcuni anni i lavoratori stagionali agricoli non residenti (i migranti!) trovano un punto di appoggio. Precario. Perché dura il tempo della stagione per la raccolta principalmente di pomodori, meloni e angurie. Ma il problema principale è legato al tipo di lavoro. Infatti il problema dei lavoratori stagionali agricoli (non residenti e residenti) non è lavorare la terra. Il problema è come. Lavorare la terra che deve produrre quantità sempre maggiori per coprire i costi di fertilizzati, concimi, diserbanti che servono a raggiungere volumi di produzione elevati.  E per i braccianti stagionali significa anche lavorare super sfruttati centinaia di ettari di monocolture, di proprietà di grandi latifondisti, tramite un vecchio sistema di ingaggi da tutti conosciuto e chiamato caporalato.

Il bracciante stanco di soprusi e di una paga che non gli permette neppure di sopravvivere si ribella. A differenza del latifondista, il piccolo contadino strangolato da costi altissimi e prezzi sul campo irrisori, abbandona le proprie campagne.

Campagne abbandonate che diventeranno discariche abusive o al posto di uliveti, oliveti o seminativi ospiteranno centrali fotovoltaiche.

L’anguria che è sulla pianta, ad esempio, se raccolta e messa su un camion e venduta, vale 5 centesimi di euro al chilo. Il proprietario del campo riceve dal mediatore 5 centesimi per la vendita delle angurie. E le tonnellate di angurie “mediate” raggiungono tanti consumatori tra gli scaffali di supermercati in Italia e all’estero.

Queste tonnellate di angurie per essere vendute devono stare nei supermercati, il potere di determinare il prezzo per ogni chilo di anguria lo fa il supermercato, che di conseguenza significa solitamente i grandi gruppi transnazionali.

Le contraddizioni dell’agricoltura, quindi, sono il prodotto di queste specifiche forme di produzione (per quantità) e di distribuzione (tramite supermercato). Chi riesce a rimanere su questa giostra impazzita sono solo gli industriali dell’agricoltura, che con volumi considerevoli accumulano ricchezza. Braccianti e piccoli contadini, invece, vengono schizzati fuori dalla giostra, travolgendo l’intera società, anche i consumatori.  

Mentre sul campo quel chilo d’anguria costa 5 centesimi, il suo valore reale di mercato è di 20 centesimi.

Se acquistato direttamente sul campo, quel chilo d’anguria, e pagato 20 centesimi, può permettere di resistere e continuare a produrre anche a un piccolo contadino.

Agricoltura Bene Comune intende sostenere le lotte dei braccianti e dei piccoli contadini, perché sono tutti strangolati dalle fitte reti di questa configurazione economica e sociale, coinvolgendo quindi i consumatori che fanno parte di un circuito vizioso che svilisce i lavoratori, i produttori e i  consumatori stessi.   

agricolturabenecomune@gmail.com

angela greco 3385962404, ivan gioffreda 3890861680, marc tibaldi 3393667470

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