Le macerie di Pompei non sono solo una metafora: ”humanitas delenda est”?

8 / 11 / 2010

.Hanno distruimmagine da ' il tempotto la domus dei gladiatori di Pompei. Era sopravvissuta a più di due lunghissimi millenni. Aveva vinto eruzioni e terremoti, guerre e rivoluzioni, fascismo e, vero e proprio miracolo, la gestione democristiana.

In verità aveva resistito anche a più di una mia visita con i miei figli. Soprattutto a quella con l’ultimo, il maschio, con cui sceneggiai, ispirato dalla storia e dal luogo, un cruento combattimento per difendere l’Impero dall’invasione dei barbari.

I barbari erano i turisti tedeschi, inglesi e “lumbard” presenti che seguivano con occhi divertiti la pugna.  

Sopravvissuta a questo e a molto altro la domus non c’è l’ha fatta  a reggere allo scempio immane del berlusconismo e della sua crisi.

Mentre il governo governa con articolati e complessi progetti bungheschi e le opposizioni si oppongono con strenuo e determinazione con bunga alternativi. La civiltà umana è cominciata a crollare. 

Ma forse c’è ancora una speranza, sempre l’ultima a morire.

I più impegnati, seri, onesti e fini fra i nostri rappresentanti politicanti, emersi dopo un eccellente mix fra governo ed opposizione, hanno avuto l’ardire di proporre di farla finita con questi balletti di origine africani. E di ricominciare con un nuovo governo col compito di dare inizio a balletti più consoni all’istituzione che rappresentano, cioè quelli classici dell’opera italiana. Questo con grande senso di responsabilità, senza estremismi, con moderazione. Solo, se e quando il capo lo vorrà.

Tra poco, quindi, potremmo avere un altro Catone che dalle tribune parlamentari griderà con voce di verità: “Humanitas delenda est”, facendo in modo che tutti i nostri parlamentari trovino la forza di fare il loro sano e onesto lavoro. Quello di distruggere l’umanità tutta, per realizzare pienamente loro stessi e le loro caste di ricchi e potenti. Facendo trionfare completamente la merce e la sua reificazione.

E così, noi comuni mortali, troveremo finalmente la pace. Quella eterna.

DOCTOR NULLUS, SALERNUM, SOLIS DIES, VII NOVEMBER MMX. 

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