Note dopo quindici giorni d'occupazione

Ex Caserma Masini: Làbas disegna una mappa diversa per Bologna

Utente: ritmana
1 / 12 / 2012

Martedì 13 novembre, ore 6.00: Làbas inizia a scrivere la propria storia dentro la città e lo fa rompendo un muro, perché talvolta e sempre di più dentro questa crisi, abbiamo bisogno di gesti forti -sbrigativamente tacciati di illegalità da governi e amministrazioni- per sentirci vivi e far rivivere spazi abbandonati e dismessi.

In anticipo sul 14N lanciato da Madrid, per noi TOMA LA HUELGA è stato svegliarsi con il buio, sciacquarsi la faccia e uscire di fretta; è stato incontrare altre decine di studenti, compagne, lavoratori e precarie assonnati ma determinate, ansiosi ed emozionate, pronti a mettere in gioco i propri corpi.

Abbiamo iniziato il giorno prima a praticare lo sciopero, con le nostre modalità, forse con quella più incisiva per una composizione che non è direttamente riconducibile ad un’unica figura del lavoro, che è altamente produttiva e formata, che non ha garanzie né contratti e per la quale scioperare nelle forme classiche diventa poco determinante: è difficile astenersi dal lavoro, per chi ce l’ha, quando questo è intermittente, autonomo, immateriale.

Abbiamo iniziato riprendendoci un luogo fisico, non per dare una casa ad un progetto politico, ma per interrogare la città, gli amministratori e i cittadini sulle contraddizioni poste da un’area militare, come la Caserma Masini, chiusa da anni, ostaggio dei piccioni e sotto lo scacco della possibile vendita a privati.

Martedì 13 novembre ci siamo ripresi lo sciopero per iniziare a prendere parola, come generazione senza futuro, e per mettere bocca sul nostro presente, provando a rovesciarne la miseria stando insieme, dimenticando la solitudine e il senso di colpa che questa crisi prova a schiantarci sulle spalle.

All’alba del 13N, Làbas ha sfondato una porta su via Orfeo 46, con il desiderio di aprire un portone più grande: quello della partecipazione, dell’incontro e della contaminazione con tanti e diverse (studenti medi e universitari, vicinato, artisti, insegnanti); quello della cooperazione sociale che si riprende un pezzetto di reddito e produce nuova ricchezza. 

L’ex Caserma Masini sono ettari di edifici, cortili, portici. In queste settimane ci siamo chiesti se tenere quel cancello chiuso per altri dieci anni sia una scelta che risponde alle esigenze e ai desideri di questa città. Ci siamo domandati se svendere a privati per poter fare cassa sia davvero quello che serve a una città come Bologna.

Ci siamo risposti, insieme a tanti e tante, che questa ipotesi ci delude, non convince, è frutto di miopia politica. L’idea che abbiamo necessita di coraggio, di una presa di responsabilità collettiva, del desiderio di investire su ciò che può portare ricchezza, forse non domani o dopo, ma sul lungo periodo: è valore non solo economico, ma sociale; è quel “+” che ci portiamo a casa come cittadini e cittadine e che non si legge sugli indici di borsa, ma nelle nostre vite, nella partecipazione di una generazione; è costruzione di un laboratorio che tracci le linee di resistenza alla crisi e all’austerità. E’ quel valore che può disegnare la mappa di una città migliore.

 Quindici giorni di occupazione sono un piccolo traguardo, fatto di organizzazione e fatica, assemblee alle ore più improbabili del giorno e della notte, bevute allegre e scazzi, incontri e discorsi con persone diverse, cortei e flash mob contro la crisi.

Quindici giorni di occupazione sono biografie individuali, di chi vive una materialità comune, che si stringono e si mischiano per diventare potenza collettiva, per incidere e modificare il reale.

Làbas è educazione non criminale - come nel titolo dell’omonimo film- ma educazione alla politica, al comune, al cambiamento.

Que Viva Làbas!

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