..El mundo es una bola..

la sfida tra Germania e Argentina, tra meraviglia e cittadinanza.

Utente: Arturo1
30 / 6 / 2010

Uno dei quarti di finale dei Mondiali di Calcio 2010 in Sud-Africa vedrà scontrarsi Argentina e Germania.E ad essere sinceri sarà un peccato perchè la “Seleccion” Argentina e la nazionale tedesca sono le cose più belle che questo mondiale ci abbia regalato.La “Seleccion” Argentina è guidata da Diego Armando Maradona che gioca un calcio tatticamente folle, senza terzini di ruolo, ma che davanti ha talenti come Lionel Messi o Carlitos Tevez. Campioni sì ma che di fronte a Maradona si sentono bambini e si fanno abbracciare e ascoltano i suoi rimproveri o incoraggiamenti, ponendo fine alla tradizione secondo cui la Seleccion è unanazionale divisa tra clan. L’ Argentina si presenta ai Mondiali di Calcio 2010 nettamente cambiata. L’Argentina, quest’anno, è Maradona. Maradona,che dimostra quanto siano inutili le lamentele sul nuovo pallone in dotazione, perché se i tuoi piedi sono buoni sei tu a fare andare il pallone dove vuoi; che ospita Estela Carlotto delle Nonne di Plaza de Mayo in ritiro; che ama Napoli e accusal’arbitro per aver concesso un gol a suo favore. Maradona, che è il re caduto ingrado di rialzarsi sempre per dribblare la vita e il potere. L'altra meraviglia di questo mondiale è la Germania che si è presentata inSudafrica con una squadra di ventenni, molti proveniente dall'under 21 che l'anno scorso ha vinto l'europeo di categoria. La Germania in Sudafrica si presenta in sordina, senza grandi chance iniziali, avendo perso giocatori del calibro di Ballack. Eppure da subito stupisce e ci riesce perchè i suoi giocatorinon sono quei “panzer tedeschi” che da sempre caratterizzavano il gioco della Germania. Non c'è Oliver Bierhoff in questa Germania ma Mesut Oezil, Sami Khedira,Mario Gomez o Marko Marin che a tre anni è fuggito insieme ai suoi genitoridalla guerra dell'ex Jugoslava. Una nazionale che non cerca più i cross per i colpi di testa dei suoi attaccantialti due metri, ma va in profondità, gioca veloce, utilizza il suo essere miscela di corpi, fotografia della realtà per andare avanti nel mondiale. Per quanto si stia solo parlando di calcio, e per quanto il passaggio ad una nazionale “di seconda generazione” sia già stato fatto dalla Francia vincitrice nel 1998, ciò che rappresenta questa Germania è forse qualcosa in più di una semplice squadra di calcio. E lo è proprio mentre squadre come l'Italia falliscono miseramente, troppo legate ad un'idea puramente tattica del gioco del calcio, a calciatori imbarazzanti dal fiato corto e poche idee, un'Italia che cerca ancoragli oriundi ma non vede il patrimonio migrante che ha dentro di sè. Questi mondiali disegnano una strada, piccola e forse anche parecchio fantasiosa, ma comunque una strada. Il calcio è cambiato, perché la società in cui viviamo è cambiata. Ed è così forte la portata della disfatta che il giorno dopo l'esclusione imbarazzante dell'Italia (neanche ai tornei dei giovanissimi si prende gol su fallo laterale) il Corriere per bocca del suo giornalista sportivo di punta, Mario Sconcerti, scrive: “ Fra quattro anni, fra otto, avremo decine e decine di ragazzi neri e latino-americani che saranno italiani, i Balotellidella situazione. L’Italia dei vecchi campioni del mondo non potrà esserci più. Non basterà. Non sarebbe più giusta. O apriremo le porte a un’idea di Paese diverso, o saremo sempre più in difficoltà.”C'è forse una strada che questo mondiale sudafricano apre, una strada perpoter riparlare di cittadinanza: una strada che, sì, nasce da un gioco come il calcio -inquinato da interessi, troppo denaro e mille altri problemi- ma, in un'epoca in cui la politica viene sempre più declinata sulle nostre vite, qualefenomeno è più seguito del calcio? In un'epoca di respingimenti, dove la crisi viene superata a furia di barbarie, forse questo mondiale regala una pista da seguire, un dibattito che può aprirsi. Anche se, come a chi scrive, della bandiera, dell'inno, della patria non ci interessa nulla e speriamo che questo mondiale lo vinca l'Argentina.

In fondo cos'è il Mondo se non un enorme pallone?

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