Contro i governi della crisi, a Parigi si riprende Ponts des Arts

14 / 12 / 2010

Ponts des arts
Nella mattinata di oggi un centinaio si sono ritrovati. Universitari e i ricercatori arrivati a Parigi per studiare, per farsi un’esperienza all’estero, per lavorare. Assieme a loro si sono uniti una cinquantina di liceali, di ragazzi e ragazze del liceo italiano a Parigi.

In un centinaio si sono trovati presso il consolato. Non sotto. Il console non voleva avere casini, con nessuno, nel giorno in cui si votava la fiducia al governo. E tanto meno voleva avere sotto i suoi uffici una folla di studenti arrabbiati contro questo governo. Contro le sue riforme dell’istruzione. Contro una classe dirigente che ha causato una crisi che giorno dopo giorno diventa sempre più insostenibile.

Uno striscione veniva sollevato e mostrato alle macchine e ai passanti. Fiducia sì, ma nelle lotte. Concetto che veniva poi ribadito nell’assemblea spontanea dove liceali e universitari si sono conosciuti. A prescindere di come possa andare a finire la votazione di oggi, non abbiamo alcuna fiducia verso chiunque possa andare alla testa del governo. Né di Bersani, né di Fini, né tanto meno di Berlusconi. Possiamo avere fiducia solo nelle lotte che noi adesso stiamo creando, e nell’unione delle varie resistenze che si stanno creando in tutti i Paesi europei. Dalla Grecia che è stata bloccata da uno sciopero semi-insurrezionale un anno fa, dall’Italia che pone in stato di assedio i Palazzi, dall’Inghilterra che irrompe nei ministeri, e dalla Francia che ha risvegliato qualche mese fa una forza giovanile irruenta e spontanea. Solo in queste lotte possiamo avere fiducia, solo su di queste possiamo puntare. E sull’unione delle stesse contro una classe dirigente europea, la cui rappresentanza italiana non è che la componente più laida e viziosa.

Le trattative con le guardie francesi hanno portato alla concessione dell’invio di una ragazza, nostra delegata, a mandare un comunicato di sdegno al ministero degli esteri e al presidente della Repubblica. Noi vi sfiduciamo, si ribadiva.

L’assembramento si è sciolto subito dopo, per ritrovarsi, spontaneo libero e incontrollabile su uno dei ponti più noti e suggestivi di Parigi: Ponts des Arts. Uno striscione è stato srotolato dal parapetto, lungo fino ad accarezzare l’acqua della Senna che rimarcava i concetti già espressi. Ma quale fiducia? No ai governi della crisi.

Il gruppo si allontanava, quando alle loro spalle due fumogeni, uno rosso e uno bianco, accompagnavano il loro congedo, attirando l’attenzione di tutti i passanti sulla scritta.

Ora siamo nelle nostre case parigine a leggere quello che succede a Roma. Della guerriglia urbana e delle cacce all’uomo scatenate dalla polizia. Del numero di fermati e di feriti che continuano ad aumentare, come in tragico e costante bollettino. Speriamo per il meglio per i nostri amici che adesso sono a Roma, vorremmo essere tutti noi con loro, a portare sulle nostre braccia il nostro libro preferito a difesa della nostre culture.

Speriamo per il meglio. Non è finita qui.

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