E-LITE STUDIOGALLERY (Lecce), in collaborazione con FAMIGLIA MARGINI (Milano), in partnership con VESTAS HOTELS & RESORT presenta "C'ero, una volta.", personale di Anna Caruso.

C'ero, una volta.

Utente: FLPress
19 / 9 / 2012


Constatazione amichevole-Acrilico su tela-80x60cm-2012

Venerdì 21 settembre alle ore 19:00 un filo di lana rossa attraverserà le strade del centro storico di Lecce: Alice, il Bianconiglio e il Cappellaio Magico - interpretati da Giulia Pascali (compagnia 'La curte' San Cesario di Lecce), Alessandro Dell'Anna (libera compagnia teatrale-Aradeo) e Grace Zanotto (performer e art director Galleria Famiglia Margini, Milano) - coinvolgeranno il pubblico in un percorso interattivo ideato per la presentazione di "C'ero, una volta.", la personale di Anna Caruso, l'artista milanese che, dalla pratica del travestimento nota come Cosplay, ha dato vita a un ciclo pittorico animato dai più popolari personaggi delle fiabe di Perrault, di Carrol e dei Fratelli Grimm.

A dare appuntamento in Corte San Blasio 1c è l'E-lite Studio Gallery, che in collaborazione con Famiglia Margini Milano e in partnership con Vestas Hotels & Resort, ospiterà, dal 21 settembre all'8 ottobre 2012, la seconda tappa della fortunata mostra che ha riscosso un grande successo nel suo esordio milanese lo scorso luglio, proponendo al visitatore un viaggio tra favola e realtà, in un universo fiabesco e sognante e al tempo stesso reale e crudo.

 

La mostra, a cura di Giovanna Lacedra, Claudia Pellegrino & Grace Zanotto, oltre che in galleria, trova una propria dimensione anche all'interno del Risorgimento Resort, albergo di lusso nel cuore della città barocca e a pochi metri dallo spazio E-lite, che nella sala Janet Ross ospiterà la sezione grafica dell'artista. Una scelta che consentirà di approfondire un aspetto del lavoro della Caruso, che, nella rilettura delle fiabe tradizionali, sceglie pastelli, gessetti e acrilici, strumenti ideali per ottenere trasparenze, sovrapposizioni ed effetti di luce. Infatti, come lei stessa spiega, "Il bozzetto iniziale diventa essenziale nello studio del dipinto, poiché nessuna pennellata è lasciata al caso, nel calcolo metodico delle rispondenze tonali e delle giustapposizioni cromatiche. Le grafiche in bianco e nero mi aiutano a strutturare il filo conduttore dell'opera, le trasparenze dei soggetti che scompaiono negli sfondi e mi consentono di raggiungere l'empatia dell'opera con le sole forme. La carta, a differenza della tela, è uno strumento diretto e veloce, trasportabile e pronto per essere utilizzato al momento del concepimento di un nuovo lavoro: fare dell'arte una scelta di vita presuppone, a mio avviso, un contatto immediato tra la mente e la mano, il pensiero e la matita”.

 

Una conferma della vincente collaborazione, nel segno dell'arte contemporanea, tra Vestas Hotels & Resorts e E-lite Studio Gallery di Lecce: con questa mostra, infatti, la sinergia tra la company alberghiera pugliese e la galleria d'arte leccese diventa momento dinamico di scambio e di interazione, un dialogo concreto tra galleria, struttura ricettiva, città e pubblico. Nei giorni a seguire l'inaugurazione del 21 settembre, è previsto un incontro, aperto al pubblico, con Anna Caruso, presso il Risorgimento Resort: un'occasione per conoscere l'artista lombarda e la sua suggestiva dimensione creativa.

 

"Una volta, io ero.
Non un frammento, ma l'intero. Ero il sogno, compatto, che non temeva la realtà.

Ero il cuore di una fiaba. La bambina, la principessa. L'anima. Lo specchio nascosto in ogni stagno. La voce e la visione. L'infrangibile magia di una storia senza tempo.

Percorrevo i sentieri dell'innocenza, cercando luoghi di stupore. Poi, un giorno qualunque di un anno che non c'è, cerca, cerca... cammina, cammina... inseguendo un inganno ho smarrito la strada. Pollicino senza briciole, non l'ho più ritrovata!

Tutt'intorno non era bosco e non era notte. E non era neppure la luce lontana di un tunnel aperto al di là di una tana. Era rumore, piuttosto. Era un eccesso di luci e colori. Un caleidoscopio di vetri e ridondanti fluorescenze. Era un tempo che non abita le fiabe. Era un'altra vastità. Sconosciuta e spaesante. Una dimensione capovolta, nella quale ero piombata all'improvviso. Come catapultata da un singhiozzo della storia. Forse per errore. Forse per capire. Forse per aprire un dialogo tra questo mondo e il mio.

Sullo sfondo di questo frastuono, la mia voce si racconta ancora.
Rotta, come un giocattolo in disuso.

Ma tra i lacerti, ritrovo l'intatto cuore di una fiaba."
Anna Caruso

 

Solo una volta al mese- acrilico su tela - 90x70cm - 2012

 

"Onirismi che si sbucciano tra gli spigoli della contemporaneità. Sono le fiabe esplose di Anna Caruso.
Alice, il Bianconiglio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve: solitudini smarrite nell'irrealtà di un mondo che ha perso la capacità di 'sentire'. E se l'arte è soprattutto visione, come affermava Jean Dubuffet, le visioni metropolitane di Anna Caruso si animano di personaggi simbolici, per indagare i vuoti del nostro tempo.

Le fiabe nascono come narrazioni dal chiaro intento educativo, e ciascuna di esse puntualmente si conclude con un lieto fine: Cappuccetto Rosso esce intatta dal ventre del lupo, Cenerentola, calzando a perfezione la sua scarpina di cristallo, riesce a sposare il principe, Biancaneve si libera definitivamente dalla sua matrigna.

Insomma, il buono ha sempre la meglio sul cattivo. Perché nelle fiabe i personaggi sono nettamente divisi tra buoni e cattivi, come in una sorta di etica manicheista. Tra le pagine di Carroll, Perrault o dei Fratelli Grimm i buoni vincono o si salvano, e tutti finiscono per vivere felici e contenti.

Non è esattamente quello che accade nelle opere della Caruso, in cui la trama della fiaba viene interrotta, e la sua eroina viene strappata dal contesto narrativo per essere letteralmente teletrasportata in una dimensione che non le appartiene. È quel singhiozzo della storia, che come un sussulto sismico la spiazza, la infrange, e la disorienta. Anna Caruso pone come principale operazione della sua azione pittorica una decontestualizzazione di evidente matrice duchampiana. Cappuccetto Rosso che vaga smarrita col suo cestino tra i cartelloni pubblicitari di una grande città, non è che un ready made: una creatura avulsa dal suo contesto originario e collocata laddove nessuno si aspetterebbe di incontrarla.

La scelta di decontestualizzare proprio le eroine di fiabe popolari, scaturisce dalla sua esperienza nel Cosplay (contrazione delle parole inglesi costume e play), gioco di origine giapponese che consiste nell'indossare costumi di personaggi della cultura manga, degli anime, o delle fiabe. Anna ha iniziato a giocare travestendosi da Alice. E questa Alice ha riportato a galla la bambina che un tempo è stata e che dentro è ancora. In un gioco creativo si è aperto un dialogo tra una donna e la sua innocenza: la bambina delle fiabe ha parlato all'artista in divenire. Fino a quando Anna non ha permesso ad Alice di entrare nel 'quadro'. Alice ha preso cittadinanza oltre la trama della tela, insieme ad una serie di altri eroi ed eroine come lei, abolendo anche quella netta distinzione tra buoni e cattivi.

Con pennellate di colore acrilico accostate e giustapposte su tele preferibilmente serigrafiche, Anna dà vita ad un mondo dentro al mondo. Adottando una tecnica dinamica costruisce, con grande rapidità, architetture e anatomie, sovente colte in prospettive grandangolari.

Nei panni di Alice, Anna ha scoperto che l'apparente dissonanza tra quel costume e il contesto urbano può invece simboleggiare l'attuale condizione dell'artista, sempre in qualche modo fuori luogo, baconianamente ingabbiato in una realtà deformante e asfissiante. Ma proprio per questo capace di raccontarla".

(dal testo critico di Giovanna Lacedra)

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