All'entrata della galleria comunale dei giardini pubblici di Cagliari una sua scultura di Mimmo Paladino, un pezzo multiplo che pagare più di diecimila euro mi sembra poco ragionevole dal momento che Paladino si affida ad esperti maestri nella realizzazione dei suoi lavori plastico scultorei che non esegue mai

Cagliari comune privo d'artisti contemporanei?

Adesso quello che mi domando è: ma in tempi di crisi come questi perché non si è investiti sulla ricerca e la cultura artistica nel sud Sardegna? Perché non si è creato un serio confronto dialettico tra l'arte prodotta da questo territorio che ha delle sue specificità ed altre realtà artistiche? Perché non bandire una borsa di studio internazionale per giovani artisti internazionali e farli confrontare con i sardi e realizzare opere sul posto dopo averlo vissuto e compreso? Misteri della giunta Zedda e di una politica culturale e nazionale provinciale di plastica subita passivamente!

14 / 3 / 2012

Cagliari periferia incapace di autodeterminarsi culturalmente?

Mimmo Paladino la nascita

Mimmo Paladino, me ne parlava mio padre da piccolo, erano iscritti negli stessi anni in Accademia, un artista minimalista emigrato a Milano per insegnare in una scuola d'arte insieme ad Enzo Esposito un suo conterraneo anche esso pittore, erano gli anni settanta, Paladino l'Accademia non la terminò e nel milanese tentava di darsi un tono come artista concettuale, questo fino al 1979 anno in cui il critico Bonito Oliva inseguendo certe suggestioni underground che volevano la pittura lingua morta sulla scia di ciò che i mercati globali decretavano vincente decise di creare a tavolino la Transavanguardia ed esportarla attraverso la prima rivista d'arte contemporanea in Europa Flash Art, il bluff riesce e nel giro di qualche anno le quotazioni dei cinque artisti che in Italia coraggiosamente sono tornati a dipingere invadono il globo (in realtà non sapevano dipingere e forse neanche amavano la pittura ma raggiunsero un rapido consenso perché mai in Italia l'arte della pittura è stata lingua morta).

Per qualche anno Paladino si trasferisce addirittura a Nuova York per poi tornare a godersi la sua amata maturità artistica a Paduli nel beneventano, un raro caso di artista globale imposto dal mercato in ogni dove, anche se lo si sa il mercato globale ha i suoi trend e nel giro di pochi anni volta pagina e ricapitalizza altrove in crescita esponenziale, ragion per cui la bolla e la balla economica intorno alla transavanguardia si comincia a sgonfiare ed un Paladino di mercato primario (quello che per intenderci costituisce un filo diretto con l'artista) vale oggi quanto un dignitoso bilocale cagliaritano in pieno centro ristrutturato e consegnato come un confettino, in tempi di crisi comunque una offesa al comune senso del pudore, tra qualche secolo, quando cominceranno a fioccare in ogni dove i pittori a lui contemporanei, la sua quotazione ed il suo valore storico sarà destinato comunque ad abbassarsi ed il suo lavoro sarà visto per ciò che è, il frutto dell'anticamera del nuovo ordine globale dell'arte contemporanea che priva il territorio dei suoi segni di riconoscimento ed impone artisti creati dal marketing finanziario e dagli investimenti in borsa a tavolino.

Paladino, Bonito Oliva e la sinistra "democratica" di governo

Rientrato il fenomeno trasnsavanguardia ed anche la credibilità curatoriale internazionale di Achille Bonito Oliva il buon Bonito si è gettato in politica e legato all'area democristiana di sinistra ha cominciato a piazzare in tutte le giunte comunali Ds, Ulivo e Pd i pezzi del suo amato artista rivoluzionario che alla fine degli anni settanta per combattere il minimalismo italico imperante ha avuto il coraggio di imbracciare pennelli e scalpelli e cambiare il corso della storia, fino ad arrivare…., immaginate dove? All'entrata della galleria comunale dei giardini pubblici con una sua scultura, un pezzo multiplo che pagare più di diecimila euro mi sembra poco ragionevole dal momento che Paladino si affida ad esperti maestri nella realizzazione dei suoi lavori plastico scultorei che non esegue mai direttamente, prezzo dell'operazione da collezione? 50000 euro!

Adesso quello che mi domando è: ma in tempi di crisi come questi perché non si è investiti sulla ricerca e la cultura artistica nel sud Sardegna? Perché non si è creato un serio confronto dialettico tra l'arte prodotta da questo territorio che ha delle sue specificità ed altre realtà artistiche? Perché non bandire una borsa di studio internazionale per giovani artisti internazionali e farli confrontare con i sardi e realizzare opere sul posto dopo averlo vissuto e compreso? Misteri della giunta Zedda e di una politica culturale e nazionale provinciale di plastica subita passivamente!

Il vostro critico Tavor

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