COMUNICATI

Spiaggia nostra. Il Luogo degli abusi legalizzati

Spiaggia nostra. Il Luogo degli abusi legalizzati

Rimini - Mercoledì 10 settembre 2008
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Sono passati circa due anni dalla realizzazione della guida per i venditori ambulanti. Il contesto italiano ed europeo è profondamente cambiato, rimangono e si accentuano gli aspetti più duri ed esasperati del controllo sulle forze produttive oggi più schiavizzate, quelle migranti appunto. Se tutto ciò che ci circonda è straniero, dalle scarpe che indossiamo, dai cibi che mangiamo, dalla musica che ascoltiamo, dai mobili che arredano la nostra casa, ciò che è percepito come pericolo, paura, fonte di insicurezza sono sempre i cittadini migranti. Sulla loro figura si costruiscono le nostre ansie, e si scaricano i nostri problemi, quelli del peso sempre più forte delle esistenze, dovuto al caro vita, all’assenza di spazi pubblici di incontro, alla precarietà, alle tante forme di proibizionismo benpensante che dilagano ovunque e che controllano i nostri corpi e i nostri desideri.
A Rimini le figure più care alle cronache locali e a quelle dei vari consigli comunali sono i venditori ambulanti. Tanti e ripetuti gli episodi di violenza arbitraria nello spirito della “caccia all’uomo nero”. Ne è stato testimone - il 25 agosto 2008 - Giorgio Cremaschi, il quale ha saputo come non mai dare voce all’invisibilità di quegli innumerevoli abusi fisici da parte di un corpo, come la pulizia municipale, trasformatosi in un vero e proprio corpo militare, ma anche svelare come dietro la governance e i suoi effetti più efferati sulla spiaggia riminese si nascondano le politiche di una giunta di centro sinistra capace di esprimere al meglio le politiche sicuritarie di Maroni e co. Peccato poi che queste politiche si fondino essenzialmente su un modello economico che assume in se lo sfruttamento della manodopera stagionale e l’evasione fiscale come elemento costituente di tutta “l’azienda rivierasca”, capace così di abbattere i costi dei servizi turistici, di essere competitiva a fronte di una mare pattumiera, di fare accoglienza nonostante gli alberghi fatiscenti.
Noi proponiamo un ragionamento - ed è questa la ragione essenziale che ha portato alla realizzazione della guida - che parte innanzitutto dal riconoscere ad ognuno la sua dignità, consapevoli che di fronte ad ordinanze che producono false e generalizzate paure, a leggi che sanciscono definitivamente la fine dello stato di diritto e di direttive europee che palesano un Europa fortezza fatta di fili spinati a difesa di processi inarrestabili come le migrazione, l’unica strada percorribile sia quella di promuovere i diritti di cittadinanza.
Non quelli a senso unico, ma quelli che riconoscono che migliorare le condizioni di vita di ciascuno, indipendentemente dalla provenienza, migliori necessariamente la vita di ciascuno all’interno della comunità. Così si lotta contro il degrado e la vera illegalità e si restituisce alla spiaggia, il suo senso, quella di un luogo di incontro, di socialità, di riposo e perché no di diritti.

Lab. Paz – Ass. No border

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